Oltre il giardino: la riqualificazione dell’Esquilino

Il Comitato Piazza Vittorio Partecipata – CPVP, nato nei primi mesi del 2012 su iniziativa di Cittadinanzattiva Lazio e di EsquiliNotizie, ha consegnato all’Amministrazione capitolina il PIANO PARTECIPATO DI GESTIONE DEL GIARDINO DI PIAZZA VITTORIO, uno strumento che individua temi e problemi di questo grande e bello spazio pubblico che è il giardino/piazza del Rione.

Il Piano rappresenta il punto di arrivo di un cammino lungo 3 anni e mezzo fatto di proteste, conoscenza, acquisizione e diffusione di informazioni, creazione di relazioni umane e culturali, partecipazione, proposte e consapevolezza del valore del bene comune. Un reale processo di cittadinanza attiva che ha coinvolto decine di soggetti e di organismi di diversa natura.

Il Piano di Gestione rappresenta anche un punto di partenza per andare OLTRE IL GIARDINO, una trama verde per l’Esquilino che sia la rete che connette insieme, socialità, mobilità nuova, memoria urbana, accoglienza, commercio di qualità, turismo sostenibile, cultura, servizi.

Perché sia possibile realizzarla è necessario condividerla ed arricchirla per dare energia e competenze specifiche ai singoli aspetti che la trama verde connette e valorizza.

Per parlare di tutto questo, è stata organizzato un incontro pubblico, alla presenza di esperti, amministratori pubblici, comitati e organismi locali, il 6 aprile dalle 15.00 alle 19.00 presso la Casa dell’Architettura in piazza Manfredo Fanti.

 

La MappaRoma della settimana: livelli di istruzione e sviluppo umano

 Continuiamo a mostrare le disuguaglianze e le polarizzazioni romane, questa volta parliamo di livelli di istruzione e indice di sviluppo umano con le mappe elaborate dal blog Mapparoma, che utilizza dati in formato aperto con il dettaglio delle 155 zone urbanistiche in cui sono suddivisi i Municipi. Le mappe precedenti riguardavano la distribuzione nei quartieri di alcuni servizi pubblici e privati, dell’occupazione e disoccupazione e infine di altri servizi.

I livelli di istruzione, di cui avremo modo di parlare anche durante il prossimo aperitivo di Spazio x Roma, un fattore cruciale nelle opportunità sociali ed economiche delle persone nonché uno degli indicatori distribuiti in maniera maggiormente diseguale nel territorio urbano: dall’analisi dei dati emerge una evidente seppure nota segmentazione della città che non può lasciare indifferenti. Inoltre, l’istruzione è uno dei tre elementi che (insieme a reddito e salute) concorrono a formare l’Indice di Sviluppo Umano, qui calcolato per i Municipi romani.

Le due mappe dell’istruzione rappresentano, rispettivamente, la quota di residenti in possesso di laurea e quelli con licenza elementare oppure nessun titolo di studio. Le due distribuzioni, che curiosamente rappresentano valori assoluti praticamente identici, pari a 500mila residenti ognuna, sono speculari e palesano una geografia monocentrica, a supporto dell’idea che, a Roma, la distanza dal centro è anche e soprattutto una distanza sociale: la quota dei laureati ai Parioli (II Municipio, 42,3%) è pari a più di 8 volte quella di Tor Cervara (IV Municipio, 5,2%).

La percentuale maggiore di residenti con laurea si trova infatti nei quartieri benestanti a nord e sud: oltre a Parioli, anche Salario, Acquatraversa, Eur e Celio sono sopra il 40%. Invece le percentuali sono molto basse nelle periferie esterne o prossime al GRA di Tor Cervara, Santa Palomba, Borghesiana, Santa Maria di Galeria e San Vittorino, tutte sotto l’8%. Analogamente la percentuale maggiore di residenti con licenza elementare o nessun titolo di studio si registra con circa il 30% a Tor Cervara, Santa Maria di Galeria, Tufello, Torre Maura e Casetta Mistica, mentre i valori minimi con l’11-12% ad Acquatraversa, Tre Fontane, Centro Storico, Eur e Grottaperfetta.

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Per calcolare l’Indice di Sviluppo Umano, gli indicatori utilizzati sono il reddito per la dimensione dell’accesso alle risorse, gli anni di istruzione per la dimensione della conoscenza, un valore sintetico su decessi, rischio e prevenzione per la dimensione della vita lunga e sana. Ogni dimensione ha un suo indice che varia tra 0 (minimo) e 1 (massimo), cosicché l’ISU municipale è calcolato come media geometrica di questi tre indici.

Permangono le differenze tra i municipi “ricchi” e quelli “poveri”, emerse anche nelle precedenti mappe, in particolare per l’istruzione e l’occupazione, ma con qualche sorpresa. Innanzitutto le maggiori differenze non sono di reddito come ci potremmo aspettare, ma piuttosto di istruzione e ancora di più nella dimensione della salute. Se il II e il VI municipio rispettivamente aprono e chiudono le graduatorie in tutte e tre le dimensioni, nonché nell’indice finale, il rapporto tra di essi nella dimensione “vita lunga e sana” è addirittura quasi 1 a 3, nella conoscenza quasi 1 a 2, mentre risulta leggermente inferiore in termini di reddito.

Per il reddito non è una sorpresa trovare ai primi posti i municipi tradizionalmente benestanti del centro e di Roma nord (I, II e XV), insieme alle altre aree di ceto medio-alto (VIII, IX e XII), e al contrario agli ultimi posti i municipi popolari a est (IV, V e VI), seguiti dal quadrante sud-ovest (XI e XIII) e dal litorale di Ostia (X). Per l’istruzione – come già visto – il quadro è analogo, con i valori più alti nei municipi I, II e VIII e quelli più bassi ancora una volta in IV, V e VI. Per la salute la graduatoria cambia in una certa misura, poiché i municipi migliori risultano il II, III e VII, seguiti comunque da I, VIII e XII, mentre i peggiori sono IV, VI e XI. Infine, per l’ISU municipale, riprendendo le definizioni UNDP, possiamo dire che un solo municipio (il II) a Roma presenta un valore molto alto di sviluppo umano, due un valore alto (I e III), mentre tre un valore basso (IV, VI e XI) con una performance particolarmente negativa del VI (Torri), unico Municipio con un valore inferiore a 0,5; tutti gli altri hanno un valore di sviluppo umano medio.

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Continua a leggere su http://mapparoma.blogspot.it/2016/02/i-laureati-roma-parioli-8-volte-quelli.html e http://mapparoma.blogspot.it/2016/09/mapparoma12-lo-sviluppo-umano-nei.html

Il bene culturale è per definizione un bene della collettività

Una riflessione sul bene culturale partendo dal destino dell’area di Tor di Valle.

A cura di Massimo Cardone per Embrice 2030 ApS

Premessa

Venerdì 24 è stata inaugurata presso la Galleria Embrice 2030 a Garbatella una mostra – che sta riscuotendo un inaspettato successo – sull’architetto spagnolo Julio Garcia Lafuente.

L’architetto Lafuente è salito recentemente alla ribalta della cronaca per essere il progettista delle Tribune dell’Ippodromo di Tor di Valle a Roma, l’opera architettonica per la quale la  Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Comune di Roma ha avviato la procedura di Dichiarazione di interesse culturale, mettendo in crisi l’intero progetto del nuovo Stadio della Roma che ne prevedeva invece la demolizione.

La mostra, a cura dell’arch. Eleonora Carrano, ha la finalità di portare all’attenzione pubblica un’opera architettonica straordinaria come quella delle Tribune di Tor di Valle – realizzata nel 1959 per le Olimpiadi di Roma del 1960 – ma anche di lanciare un documento/appello per il riutilizzo alternativo di questa struttura sportiva, il cui costo di recupero è tra l’altro senza dubbio inferiore a quello di un’ipotetica demolizione.

Restaurare le tribune di Tor di Valle per il nuovo Stadio Cittadino dello Sport Sociale

Il nuovo Stadio della Roma è un opera importantissima per la nostra città, la costruzione di una struttura sportiva rappresenta sempre una risorsa per la sua comunità, per il forte valore educativo che porta con se; ma proprio per questo pensiamo che non sia corretto discutere della valorizzazione dell’area di Tor di Valle solo in termini edilizi, ma che si debba cogliere l’occasione per tramutarla in un rilancio della cultura sportiva della nostra città.

Noi riteniamo che sia necessario e possibile conciliare interessi privati e collettivi, che sia doveroso pianificare la città pubblica anche quando sono i privati a costruirla. La salvaguardia della pensilina dell’Ippodromo di Tor di Valle a Roma, opera magistrale dello Studio Lafuente Rebecchini, da questo punto di vista, rappresenta una grandissima opportunità.

D’altronde il bene culturale è per definizione un bene della collettività; la Costituzione Italiana assegna alle Istituzioni Statali il compito di tutelarlo per poterlo tramandare alle generazioni successive come testimonianza della cultura del nostro paese. Oggi a noi spetta il compito di restituire questa opera architettonica alla collettività, evitando accuratamente ogni ipotesi di musealizzazione e di monumentalizzazione, all’interno di un progetto di città che riconosca nello sport i valori dell’aggregazione e dell’integrazione sociale, della crescita umana e della sfida personale.

Per tutti questi motivi chiediamo al Comune di Roma, nella fase negoziale attuale, di imporre alla parte proponente (Eurnova / Pallotta) di farsi carico del restauro filologico, secondo il progetto originale, delle tribune dell’Ippodromo di Tor di Valle, al fine di restituirla, in quota oneri, alla collettività e all’uso pubblico; la pensilina potrà essere a servizio di un campo da dedicare a Stadio Cittadino dello Sport Sociale, da affidare alle associazioni romane che oggi lavorano nel campo dell’integrazione sociale attraverso lo sport. Non solo calcio ma anche rugby e atletica leggera.

Costruiamo lo Stadio della Roma, con le torri, senza torri, ma regaliamo anche a Roma e ai suoi cittadini uno spazio pubblico per lo sport e l’inclusione sociale, lo Stadio Cittadino dello Sport Sociale.

 

Gradini e metropolitane

Perchè immaginare dei lavori di manutenzione e rifacimento di una stazione della Metropolitana di Roma senza includere i necessari accorgimenti per garantire la piena accessibilità a tutti?

Laura Coccia ci racconta la sua sorpresa quando qualche giorno fa, anno 2017, hanno terminato i lavori di manutenzione dell’entrata della stazione Giulio Agricola della Metro A. E, no, non era la metro che si sarebbe immaginata.

“Nella città che vorrei, mi piacerebbe che finalmente le barriere architettoniche e sensoriali non siano solo inutili orpelli, ma si capisca che sono ciò che limitano la nostra libertà di movimento e di cittadinanza.”

Qui l’articolo completo 

Dimmi quello che già penso e ti dirò chi sono.

Continuiamo la nostra ricerca sulle bufale pubblicando l’articolo di Walter Quattrociocchi, Coordinatore del CSS Lab presso l’IMT – School for Advanced Studies di Lucca che a sua volta parte da uno studio recentemente pubblicato dalla National Academy of Sciences of the United States of America.

Il nostro interesse si sta infatti lentamente spostando dalle ragioni per le quali molti leader politici populisti costruiscano le loro fortune creando, diffondendo o cavalcando le bufale alle ragioni, molto più profonde ed interessanti, in base alle quali le bufale (o fake news) si propagano con così tanta facilità e rapidità anche grazie ai social network.

Dalla lettura di questo articolo apprendiamo, quindi, dell’esistenza del cosiddetto effetto echo chamber (fenomeno di amplificazione di un’idea grazie alla sua diffusione in un sistema chiuso, ndr) sotto la spinta del confirmation bias(tendenza a discutere all’interno di sistemi chiusi di informazioni che già si conoscono, ndr) – che abbiamo analizzato in un nostro post precedente.

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L’immagine è presa da https://quelchenonsapevi.it

Scopriamo dunque che leggiamo le notizie esattamente come lavoreremmo ad un puzzle, alla ricerca cioé di quelle i cui tratti, più di qualsiasi altra, combaciano con il disegno che già stiamo tracciando. Le tessere che si conformano a questo disegno le scegliamo, le altre le scartiamo.

Se poi inseriamo questo meccanismo personale induttivo di asseverazione di una qualsiasi notizia non altrimenti verificata verso ciò che già crediamo o ci piace credere nella spirale vorticosa dei meccanismo virale dei social network e lo associamo alla millenaria esistenza di preconcetti e pregiudizi ecco spiegato come sia così facile che una bufala potenziale si trasformi molto rapidamente in una bufala reale. Come la calunnia da venticello si possa trasformare, sui social network, in un vero e proprio tornado, in grado di sradicare la verità, il buon senso, l’intelligenza e la supposta razionalità delle persone.

La buona notizia è che, per contrastare questo fenomeno, non esiste un antidoto ancora sconosciuto da scoprire o un apparecchio miracoloso ancora da inventare. Basterebbe talvolta ricordarsi che abbiamo un cervello. E poi farlo funzionare.

Buona lettura!

L’immagine in evidenza è presa da qui

 

Un 8 marzo per tutte le donne, davvero

Laura Coccia, in occasione dell’8 marzo, porta l’attenzione su quelle donne che troppo spesso ci dimentichiamo. Dalle mamme coraggio che hanno la responsabilità (e il peso) delle cure per le persone disabili, e le ragazze e donne disabili che devono confrontarsi ogni giorno con un modello stereotipato di bellezza e successo femminile.

C’è una nuova generazione di donne con disabilità che ha preso in mano la propria vita così com’è e ha trasformato quello che tutti considerano una debolezza in un punto di forza. Penso a Bebe Vio che ha portato le sue cicatrici in passerella per indossare uno splendido abito Dior, Giusy Versace che ha ballato in TV con le sue protesi. Donne incredibili che sono andate “oltre”. Ora dobbiamo riuscire a portare il loro esempio anche in tutte quelle case dove abitano ragazze nate disabili, che si sentono schiacciate e inadeguate ad avere un ruolo sociale perché è tutta la vita che combattono e si sono stancate. È difficile nascere donne e disabili, perché non conosci l’alternativa, non sai cosa hai “perso” (per usare le frasi dei normodotati) e non sai cosa devi andare a cercare.

Qui l’articolo completo.

Si fa presto a dire periferia. Camminare nella città per imparare a leggerla, scoprirla ed amarla.

Andare oltre l’idea di periferia a Roma e riscoprirla, amarla, come testimonianza della storia della città e dei suoi abitanti.

di IreOttavo-colle-Roma-logone Ranaldi – Associazione Culturale Ottavo Colle

Nella nostra città spesso si perde il senso della lettura dei territori e si ragiona con categorie ormai poco sostenibili come centro e periferia. Con un “centro-boutique” preda delle “case vacanze” senza più residenti (ormai poco più di 100 mila nei 22 rioni storici all’interno delle Mura Aureliane), orrende “piadinerie” o “pinserie romane” (perché la pizza fa antico, mentre la pinsa fa urban food) e turisti allo sbando tra la cartolina magnifica del Colosseo e dei Fori e il degrado della mancanza di servizi igienici, di trasporto, di informazioni turistiche che sappiano andare al di là delle informazioni più elementari. Ed una “periferia” di cui sono persi da anni i confini nello sprawl (ndr: crescita rapida e disordinata) post metropolitano che caratterizza Roma.

Con l’associazione culturale “Ottavo Colle” proviamo a porre la sfida di un turismo locale che possa arrivare a comprendere, oltre alla città storica, la città delle “borgate ufficiali” che alla fin fine tanto “nuova” non è dati i suoi ottanta e passa anni di storia di edificazione e di intreccio di narrazioni.

Ottavo Colle è un’ Associazione Culturale che organizza incursioni urbane
a volte oggetto di gentrification.
A fronte di circa 100 mila abitanti residenti nelle Mura Aureliane che delimitano il centro storico della città di Roma, ce ne sono 2 milioni e 200 mila che vivono nelle “borgate ufficiali” o in aree “post-metropolitane” al di fuori del GRA. Crediamo che l’origine urbanistica di questi territori e le storie che si intrecciano in essi, spesso improntate ad una grande vitalità rispetto ad un centro storico “boutique” preda di micro supermercati e templi più o meno sacri, del food, abbia la stessa dignità di essere raccontata come quella della città storica.

Ottavo-colle-incursioni-urbane-periferie-romaPer farlo proponiamo delle incursioni urbane (Segni urbani riconoscibili nella città come Corviale, un percorso di Archeologia industriale tra Testaccio, Ostiense e Marconi, il Parco degli Acquedotti ricordando l’esperienza con i baraccati della “Scuola 725” di Don Sardelli; sulle tracce di Pasolini da Porta Maggiore a Centocelle a bordo del Tram; le 12 borgate ufficiali (San Basilio, Trullo, Tor Marancia, Primavalle, Acilia, Prenestino,Tiburtino III, Pietralata, Tufello, Val Melaina, Gordiani, Torre Gaia e molto altro.) che si articolano con una regia flessibile negli itinerari che possono avere piccole variazioni grazie all’interazione dei partecipanti, con citazioni letterarie e cinematografiche, con la visione di filmati su Ipad e mobile, con estemporanee apparizioni di musicisti o attori che improvvisano delle performances in tappe prestabilite.

Il nostro ambizioso obiettivo, che abbiamo messo anche nello statuto, è quello di allargare i diritti di cittadinanza che passano anche per l’apertura di siti unici al mondo ma assurdamente chiusi alla città (si veda la nostra petizione per aprire il Monte dei Cocci a Testaccio https://www.change.org/p/apriamo-il-monte-testaccio-a-roma ), ad un’attenzione ai cittadini con disabilità che sono circondati da barriere architettoniche ovunque anche nei luoghi della cultura, alla valorizzazione e alla messa in evidenza del filo rosso che lega le borgate ufficiali romane attraverso la costituzione di un Museo diffuso delle periferie (si veda un’altra nostra petizione https://www.change.org/p/facciamo-un-museo-diffuso-delle-borgate-di-roma )

Le persone che si avvicinano a noi sono solitamente persone che hanno davvero a cuore la città ma non trovano più alcun referente politico nei territori e credono che, come diciamo nello slogan, camminare insieme e tornare ad interrogare luoghi e spazi sia il primo passo per ri-appropriarsi della coscienza dei quartieri nei quali si vive prima che arrivi una storytelling qualsiasi a parlare di questi territori, magari dietro la falsa “riqualificazione” della pur meravigliosa opera di arte pubblica che si chiama street art.

 

Per info sulle nostre attività

info@ottavocolle.com

www.ottavocolle.com

https://www.facebook.com/ottavocolleroma/

 

 

 

Alla scoperta dell’origine delle bufale

“Perché le bufale – o fake news – incontrano oggi, anche grazie alla moltiplicazione della loro eco sui social network, uno straordinario seguito?  

di Lucia Urciuoli

Perchè un numero crescente di persone – nessuno di noi è del tutto immune da questo virus – cerca continuamente ed esclusivamente prove che confermino le loro convinzioni e trascura quelle contrarie ad esse anche a costo di esporsi al rischio di contribuire alla diffusione di errori, calunnie, manipolazione delle opinioni, pregiudizi antiscientifici, conformismo?

Che ruolo giocano i social network nel moltiplicare gli effetti di una notizia falsa anche piccola ma che, dopo essere entrata nel vortice del reposting puo’ trasformarsi molto rapidamente e pericolosamente in una balla spaziale?

E qual è, infine, il vaccino a cui ricorrere per fermare l’epidemia?

Forse, oltre che farsi venire il sangue agli occhi davanti ai produttori seriali di bufale, vale la pena perdere qualche minuto a leggere la molta letteratura anche scientifica che affronta una delle cause principali del fenomeno, il cosiddetto “autoinganno cognitivo”, la naturale tendenza alla ricerca o all’interpretazione, cioé, di prove in modo che siano favorevoli a credenze, aspettative, pregiudizi o ipotesi del soggetto interpretante.

Cominciamo questa nostra ricerca alla scoperta della “madre di tutte le bufale ” ripubblicando un interessante articolo apparso recentemente sulla rivista New Yorker .

 

Immagine in evidenza “The vaunted human capacity for reason may have more to do with winning arguments than with thinking straight.Illustration by Gérard DuBois”

Cosa muove l’economia nella Capitale? Qualcosa abbiamo capito

Da questa domanda siamo partiti lo scorso 21 febbraio nel corso dell’appuntamento mensile di Spazio X Roma che, come quelli che lo hanno preceduto nei mesi scorsi (sullo sport, sull’innovazione sociale, sui beni comuni e il nuovo civismo), hanno lo scopo di parlare di quel molto di buono che ogni giorno accade a Roma facendolo raccontare direttamente dalla voce di chi ne è protagonista.

Questa volta abbiamo ospitato imprese che sono nate negli ultimi anni e che, attraverso la loro storia, ci hanno permesso di parlare dello stato di salute e delle potenzialità dell’economia a Roma. Con tante sorprese, molte luci e alcune ombre.

Durante la serata in tanti, infatti, hanno potuto scoprire che ha sede a Roma (e non a Cupertino!) Soundreef, la piattaforma che offre servizi di gestione collettiva dei diritti d’autore. alternativi a quelli dalla SIAE, scalfendone di fatto il pluridecennale monopolio.

Il suo fondatore, Davide D’Atri, ci ha raccontato di come un’azienda del genere possa (anzi, voglia) oggi crescere con il supporto di venture capitalist sempre romani e decidere di espandersi nella Capitale e non a Londra. Ci ha raccontato del clima favorevole con il  quale sono stati accolti dagli artisti, dagli operatori e dagli utenti e del conseguente impressionante successo avuto in poco tempo. Ma, allo stesso modo, non ha voluto nascondere che da un Paese come l’Italia,- rimasto l’ultimo nell’Unione a non aver attuato la Direttiva che obbliga all’apertura definitiva di questo settore e mercato –  si possa altrettanto facilmente desiderare di andare via ,portando altrove quella (poca ma buona) occupazione, quei (tanti) capitali che questo tipo di servizi attrae e moltiplica e quella (tanta) crescita che portano aziende come queste che operano nel campo della cosiddetta “disintermediazione”.

Daniele Di Fausto, AD di eFM, azienda romana leader (250 dipendenti a Roma, etá media intorno ai 35 anni) nell’offerta di soluzioni integrate per la gestione immobiliare ha invece raccontato la storia di chi in un settore economico che a Roma per molti versi è ancora “incrostato” da dinamiche opache ha invece operato una vera e propria “rottamazione” investendo ed alleandosi con clienti che, insieme a loro, avessero voglia di aprire porte e finestre in un settore tradizionalmente appesantito da logiche clientelari e certo non competitive. 

Dimostrando che l’innovazione, di prodotto, di processo ma anche di mentalitá  può arrivare in qualsiasi settore ed anche tra i “palazzinari” romani. E ci ha parlato di una nuova loro idea, My Spot, trasformare un circuito di luoghi privati e pubblici esercizi poco utilizzati ma in grado di fornire uno standard omogeneo di servizi, in unico grande spazio di lavoro, un unico e grande “ufficio” diffuso in tutta la cittá, che è allo stesso tempo business, innovazione sociale e trasformazione dell’uso della cittá .

E chi glieli da i soldi a questi imprenditori di belle speranze vi starete chiedendo?

Le banche italiane? No, purtroppo non sempre. La City? No, questa volta per fortuna non è nemmeno necessario arrivare fino a laggiù.

LVenture, infatti, ha sede dalle parti della Stazione Termini, non ci devi arrivare con l’aereo ma anche solo con la Metro e si occupa di investimenti in startup digitali. Nata anche’essa a partire dalla bella esperienza del Luiss Enlabs, incubatore di start up, prototipi cioé di aziende innovative che provano a diventare grandi, ha iniziato ad operare nel settore del venture capital (raccogliere soldi dagli investitori istituzionali per puntare sulla crescita di alcune startup ad alto potenziale) 4-5 anni fa e oggi ha circa 45 aziende, molte delle quali romane, come ci racconta Domenico Nesci. Aziende che sono tutte in settori diversi (non solo Sound Reef ma anche ad esempio Filo, la app che consente l’utilizzo degli smartphone “per non perdersi gli oggetti” o Qurami, la app “saltacode” negli sportelli pubblici e privati) ma sono accomunate dal fatto di aver sviluppato un prodotto o un servizio in grado di rispondere ad un bisogno tradizionale o di nuovo conio ma sempre in maniera innovativa utilizzando la tecnologia.

Questa è una ulteriore chiave di lettura che ci ha offerto questa prima sessione incentrata su economia e innovazione: puntare su questo tipo di nuove aziende significa, infatti, non solo creare occupazione (non tantissima, in veritá, ma occupazione di qualità), attrarre capitali anche stranieri in una cittá nella quale le aziende straniere hanno smesso di credere da tempo e ricollocare Roma all’interno della mappa delle cittá del mondo che investono sulla loro “classe creativa”, ma ha anche una ulteriore ricaduta importantissima per il futuro di Roma perché significa ribadire che è fondamentale continuare a investire  sulla centralitá del nostro sistema dell’istruzione e della Ricerca, sulle nostre scuole, sulle nostre Universitá pubbliche e private e su tutto il tessuto della ricerca di base ed applicata. Ai “cervelli in fuga”, infatti, non serve tanta retorica, basta offrire occasioni concrete per decidere di rimanere.
Nella seconda parte dell’incontro abbiamo parlato degli asset più tradizionali dell’economia di Roma, il turismo, l’accoglienza, quelli che ruotano attorno alla “Grande Bellezza”. Roma, infatti, resta una delle mete del turismo mondiale e, che ci piaccia o no, in ragione dei tassi di crescita costanti del numero di viaggiatori che ogni anno si muovono nel mondo, vedrá aumentare costantemente il numero di arrivi.

Tommaso Tanzilli, di Federalberghi Roma e Lazio ci ha aiutato a dare uno sguardo su uno dei comparti strategici della Capitale, l’ospitalità negli alberghi oggi messa a dura prova dalla concorrenza rappresentata dall’offerta di ospitalità nelle case private attraverso l’uso di piattaforme mondiali dedicate sempre più sofisticate e sempre più friendly nell’uso da parte degli utenti. Alessandro Tommasi di Airbnb, il diretto e più forte competitor degli alberghi tradizionali ci ha portato il punto di vista opposto di una multinazionale in crescita che ha consentito a tutti ma proprio a tutti, soprattutto ai tanti proprietari di prime o secondo case romane spesso sfitte o sottoutilizzate (e quindi al di fuori del circuito economico in grado di creare ricchezza) di entrare nel business dell’accoglienza. Di come questo modello abbia impattato su Roma e sulla vita quotidiana di tanti nuovi host, con la testimonianza di chi da qualche anno accoglie presso il suo appartamento turisti che desiderosi di vivere un’esperienza di soggiorno più informale si rivolgono alla piattaforma statunitense per cercare un’accomodation, portandoci a riflettere sul come ognuno di questi host, ciascuno nel proprio piccolo, sia oramai divenuto promotore e ambasciatore delle migliori realtà commerciali e culturali della nostra città, partendo dal caffè dove fare colazione sotto casa per arrivare al piccolo museo di quartiere normalmente poco frequentato. Per non dire di un nuovo tipo di lavoro e figura che si è venuta a creare, il gestore di case vacanze che, in luogo del proprietario e sommando un portafoglio di offerta e gestione di più case, cura per conto dei proprietari e in cambio di una fee tutti i servizi di accoglienza.

Infine Martino Bellincampi ci ha parlato di Pastella, il locale in cui ha coniugato la cucina gourmet con lo street food ed una particolare cura nell’avvincente comunicazione di entrambi partito da Montesacro nel 2014 e da poco arrivato al Mercato Centrale di Termini ma con la voglia e la determinazione di aprire nuovi punti vendita in Europa nel prossimo biennio.

A Martino e a tutti gli altri ospiti della serata va il nostro più grande in bocca al lupo perché possano continuare a fare crescere le loro imprese, i loro sogni ed i loro progetti, contribuendo a rivitalizzare il tessuto economico della nostra città e a renderla un luogo in cui sempre più persone possano desiderare di venire (o di rimanere) anche per fare impresa.

 

Cosa c’è dietro al conflitto tra tassisti e Uber?

Scontro-tra-uber-e-i-taxi-RomaQuesta settimana la Capitale sta vivendo giornate caotiche per la massiccia protesta dei tassisti. La vicenda è annosa e va avanti da diversi anni e si acuisce ora che il Governo, accusano gli autisti, sta per varare delle norme verso la deregolamentazione (e quindi a favore di servizi alternativi come Uber, sempre a detta degli autisti).

Il pezzo di Corrado Truffi per iMille.org è del 2014, ma vogliamo riproporlo su Spazio x Roma perchè è ancora molto attuale e tratta in maniera obiettiva i principali nodi ancora irrisolti. Al di là degli schieramenti in campo, occorre approfondire il quadro per poter giungere a un sistema di regole condiviso per governare il fenomeno puntando agli obiettivi di miglioramento della qualità dell’offerta e del servizio.

Il conflitto fra UberPop e i tassisti milanesi [e oggi di tutta Italia] ha molto a che fare con l’idea di beni comuni. E mette in evidenza gli strani paradossi che le potenzialità delle nuove tecnologie abilitanti creano fra stato, mercato, tassazione, regolazione, volontariato, socialità e terzo settore. Forse ci stiamo avviando verso un modello di economia diversa senza accorgercene. C’è materia per economisti e studiosi di scienza delle finanze, in questa storia.

Qui per leggere l’intero pezzo “La vicenda Uber, tra business, solidarietà e condivisione”.

L’immagine in evidenza è presa da qui

Stadio della Roma, cosa si sarebbe dovuto fare e cosa si può fare?

E’ finita così, con un colpo di carta bollata, una storia emblematica per la città di Roma, quello del progetto dello Stadio della Roma di Tor di Valle. Più dei ragionamenti urbanistici, delle riflessioni strategiche, delle valutazioni economiche ha potuto la Soprintendenza; nella città della rendita privata ha vinto il veto. Eppure, qualcosa si potrebbe fare per l’interesse collettivo della città.

di Massimo Cardone

Immagine dello stadio della Roma a Tor di ValleAl di là del merito del vincolo sulle tribune del vecchio ippodromo dell’architetto spagnolo Julio Lafuente, questa lunga storia racconta dell’incapacità di una città decadente di farsi artefice del proprio destino, pachiderma spiaggiato in un mondo che viaggia veloce e che quando passa per la Capitale riesce a portare solo scompiglio.

Questa storia ci lascia in eredità uno spunto di riflessione molto importante, che non riguarda le cubature, la densificazione, la tutela del paesaggio, il consumo di suolo, le opere a scomputo, l’architettura più o meno accattivante, ma il significato stesso di interesse pubblico nella città contemporanea; ovvero il quesito se il nostro sistema istituzionale sia ancora in grado di pensare e costruire una città che sappia tutelare gli interessi dei suoi cittadini all’interno di processi di trasformazione a motore fondamentalmente privato. Il fallimento di questa vicenda risiede infatti tutta nell’incapacità politica e amministrativa di guidare un processo di cambiamento della città piuttosto che subirlo e rincorrerlo; e alla fine, la politica dei paletti, spesso posti in maniera attenta nel tentativo di arginare un interesse privato che decide e orienta l’urbanistica romana e di garantire l’interesse comune, si è scontrata con il vincolo, il paletto per antonomasia, quello che dice “non si costruisce più niente”, come un arbitro intervenuto a mettere fine ad una bagarre in campo, tutti intenti a sferrare i propri colpi, spesso al limite della correttezza.

L’area di Tor di Valle forse non era il sito migliore per questo nuovo sviluppo urbano; o meglio, forse lo sarebbe stato in un altro tempo, in un altro contesto, in un’altra città, ma non a Roma, dove grandi opere di pubblico interesse dovrebbero essere utilizzate per garantire rigenerazione di contesti realmente degradati e bisognosi di interventi strutturali che abbiano ricaduta diretta su ambiti cittadini consolidati e non su aree ancora da infrastrutturare. Non è un caso che a Milano, che oggi rappresenta un riferimento non solo per l’Italia nel campo dello sviluppo urbano, si sia investito nel centro città con un progetto (anche quello a capitale privato) su Porta Garibaldi con il risultato di aver dato un nuovo assetto ad un quadrante di città irrisolto e una nuova immagine alla città meneghina. Non è questo il senso di fare il bene di una città, lavorare nelle sue ferite con progetti di rigenerazione capaci di portare servizi e riqualificazione, nel campo pieno degli interessi privati, dello sviluppo sostenibile e con capitali privati?

Ma la citazione forse più calzante e più interessante è sicuramente quella dello stadio di Monaco di Baviera, l’Allianz Arena, il nuovo avveniristico e modernissimo tempio del calcio bavarese realizzato nel 2005 in vista dei Campionati mondiali del 2006 (si, quelli che ha vinto l’Italia). Il nome della struttura non lascia dubbi sul tipo di capitale utilizzato, eppure il processo adoperato per arrivare alla scelta dell’area e alla soluzione urbanistica e architettonica ci dovrebbe far pensare: per individuare il sito dove realizzare il nuovo stadio di Monaco, che avrebbe sostituito il vecchio complesso olimpico (quante similitudini), fu svolto un referendum cittadino e per la scelta della migliore soluzione architettonica e urbanistica è stato indetto un concorso di progettazione internazionale che ha selezionato l’interessantissimo progetto degli architetti svizzeri Herzog & De Meuron.

E a Roma? Che cosa si sarebbe dovuto fare o cosa si potrebbe ancora fare? Se esiste un privato che ha ancora interesse ad investire nella nostra città, si bandisse una manifestazione di interesse per individuare l’area; ne esistono molte, in zone semi centrali della città, dove l’inserimento di un impianto complesso come quello dello stadio potrebbe essere motore di rigenerazione e riqualificazione urbana: penso all’area Italgas a Ostiense o alle aree dell’ex SDO a Tiburtina; e poi, individuate 3 o 4 aree, si chiedesse ai proprietari di presentare dei progetti da valutare in base ai benefici reali che potrebbero portare su quelle parti di città.

E’ possibile fare gli interessi della città, in un sistema di libera concorrenza, di valorizzazione delle risorse esistenti, nella piena trasparenza. Servono regole che tutelino l’interesse collettivo delle nostre città, servono regole per la partecipazione perché le trasformazioni di una città siano condivise dai propri cittadini, serve una legge per l’Architettura e per la Città. Non è troppo tardi.

 

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Vivere meglio a Roma? Proviamoci con i servizi online

Vivere a Roma è un po’ complicato e a volte faticoso, come in tutte le metropoli, ma con qualche difficoltà in più che ben conosciamo e sperimentiamo. Quindi è importante conoscere e sfruttare tutto quello che c’è già e ci può semplificare la vita. Tutti abbiamo uno smartphone e, che ne siamo consapevoli o meno, viviamo in un mondo che si sta dematerializzando per tutti i prodotti e i servizi che lo consentono. Ma, a giudicare dallo scarso utilizzo, ancora pochi sfruttano la dematerializzazione per semplificarsi la vita.

Vivere_a_Roma_con_i_servizi_onlineCominciamo dai biglietti dei bus, dei tram e delle metropolitane. Chi è abbonato ha risolto il problema all’origine, ma per tutti gli altri c’è il problema della ricerca dei biglietti, o delle monete per comprarli ai distributori automatici nelle stazioni metro, che però potrebbero essere fuori servizio o accessibili solo dopo una lunga fila (con annessi molestatori che pretendono di aiutare o chiedono una moneta anche loro). Ci sarebbero le rivendite, tabaccherie e giornalai, che però pare non amino questo servizio nonostante la loro buona percentuale, e i biglietti rimangono introvabili.

La soluzione la conosciamo: ben pochi di noi usano ancora biglietti cartacei per treni e meno che mai per viaggi aerei. La novità è che, da ormai molti mesi, l’e-ticket è disponibile anche per i biglietti dell’Atac, grazie ad una convenzione con una società, MyCicero, che offre questo servizio in molte città, ed è già nota a Roma perché è una di quelle che consente di pagare la sosta a pagamento sulle “strisce blu” con lo smartphone,
Il funzionamento è analogo, ci si iscrive, si scarica la app su iPhone o Android, si carica un tot di soldi con la carta di credito (la ricarica sarà poi una operazione molto semplice con un codice di sicurezza), si seleziona Atac tra le biglietterie e si comprano i biglietti dallo smartphone. Quando si sale sul bus o sul tram si avvia l’utilizzo del biglietto e un QR code consentirà all’eventuale controllore di verificare che siamo a posto. In metro si accede dal varco per abbonati e portatori di handicap che ha anche un lettore ottico e si mostra al lettore dallo smartphone il QR Code. Uso da tempo questo sistema e funziona bene, nei rari casi in cui la porta automatica non si è aperta ho chiesto al personale, presente sempre in ogni stazione, e hanno provveduto loro a farmi passare. Tutto il resto è uguale ai biglietti cartacei: prezzo, tempo di validità, una sola corsa metro ecc.

L’unica cosa a cui fare attenzione è, come sempre, che lo smartphone sia carico. La connessione rete è meno critica, in città e nelle stazioni metro c’è praticamente sempre.

Il secondo esempio l’ho già fatto, è la sosta sulle strisce blu. E’ molto più noto e diffuso anche perché consente un risparmio, grazie al tempo di sosta che sarà sempre quello esatto, non quello previsto. Inoltre i gestori sono più d’uno e comprendono anche il diffuso (ma mai abbastanza, viste le code ai caselli) Telepass.

Il terzo esempio è ancora più ampio: i servizi online sul sito del Comune di Roma. Esistono da anni, la novità è che da pochi mesi sono accessibili anche con SPID (il Sistema Pubblico di Identità Digitale, ci torno dopo) mentre in precedenza abilitarsi era un processo più lungo, che passava anche per la spedizione di una lettera a casa, qualcosa di simile al “PIN INPS”. Con SPID ci si identifica, si accede all’area dei servizi online e si possono fare senza muoversi da casa o anche da fuori casa (meglio un tablet però, il sito non è “mobile friendly”) certificati anagrafici, iscrizioni e prenotazioni a servizi forniti dal Comune tra cui il servizio contravvenzioni.

Mi limito come esempio a quest’ultimo, di cui sono mio malgrado un affezionato utilizzatore: molto comodo, si può avere tutto il quadro (anche storico) delle contravvenzioni, lo stato dei pagamenti, degli eventuali ricorsi, e ovviamente si può anche pagare senza muoversi da casa per andare alle Poste o in una tabaccheria abilitata, non rischiando di perdere lo sconto dei primi 5 giorni.

Il risultato è che praticamente tutte le incombenze che un cittadino deve sbrigare al Comune, incluso il cambio di residenza o il permesso auto per le strisce blu, si possono fare senza andare fisicamente in un ufficio del Comune. Non mi sembra poco, come semplificazione della vita materiale.

Basta avere SPID che è gratuito, fornito da cinque gestori privati accreditati ed utilizzabile per un numero crescente di servizi PA (tra cui INPS, INAIL, Ag. Entrate, La Sapienza e altri 3000 e più). Per chi ha già una firma digitale, o la CNS abilitata, è possibile ottenerlo senza muoversi da casa. Per gli altri è necessario il riconoscimento “de visu” come per la carta d’identità, ma si può fare anche da casa con webcam con 3 dei gestori, oppure con Poste Italiane che ha uffici postali ovunque. Sono anche già in molti ad avere SPID, 1.2 milioni, tra cui quasi tutti i docenti che vivono a Roma (serve per la “carta del docente”) oltre ai diciottenni del 2016, che però spero abbiano meno incombenze da sbrigare.

Più tempo per noi e vita più semplice, l’unica cosa che rimane da fare è farlo sapere a qualcuno, oltre ai soliti appassionati tecnologici che lo scoprono da soli. Per non continuare a vedere ancora lunghe file alle biglietterie o agli sportelli di persone che hanno inutilmente in tasca o più spesso in mano il loro smartphone.

 

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