31 errori della Giunta Raggi – Se proprio vogliamo contare

di Fabio Sabatini

Grillo ha pubblicato un elenco dei successi della Giunta Raggi a Roma. Credo sia un dovere civico elencare 30 cose (anzi 31) che invece sono andate storte, di cui noi cittadini romani subiamo e subiremo a lungo le conseguenze, senza alcuna pretesa di esaustività.

1) Le dimissioni dell’assessore al bilancio Marcello Minenna, per il “deficit di trasparenza nella gestione della revoca del capo di Gabinetto Raineri, vero garante della legalità e trasparenza della macchina comunale”. Le dimissioni di Alessandro Solidoro, amministratore unico dell’Ama, in seguito alle dimissioni dell’assessore al bilancio Minenna.

2) La nomina ad assessore al bilancio, e la sua revoca pochi giorni dopo, di Raffaele De Dominicis, noto per aver indagato le agenzie di rating accusandole di un complotto internazionale contro l’Italia, concretizzatosi nel declassamento del nostro debito pubblico, motivato dall’invidia per la bellezza del nostro paese.

3) La nomina e la revoca del capo segreteria Salvatore Romeo, la nomina e la revoca del vicesindaco Daniele Frongia (precedentemente nominato e revocato capo di Gabinetto). La nomina di Raffaele Marra a direttore del personale e la sua revoca dopo l’arresto del 16 dicembre con l’accusa di aver ricevuto una maxitangente.

4) La revoca dell’assessora all’ambiente Paola Muraro, indagata per abuso d’ufficio e violazioni ambientali. Il fatto che esponenti dell’amministrazione siano oggetto di indagini non va considerato un demerito della sindaca, beninteso, finché la magistratura giudicante non avrà accertato l’eventuale rilevanza penale dei comportamenti.

Il problema è la mancanza di copertura di ruoli chiave nel governo della città, e l’infinità di tempo perduto per sostituire gli amministratori dimissionari o revocati.

Più in generale, va stigmatizzata l’infinità di tempo perduta nelle diatribe interne al Movimento, tempo che la sindaca e la giunta avrebbero invece dovuto usare per governare e per progettare il futuro della città.

5) Il sabotaggio della direttiva Bolkestein, che avrebbe portato concorrenza, innovazione, regolamentazione e qualità nel commercio ambulante romano. La famiglia monopolista dei camion bar ringrazia.

6) L’aumento, annunciato dal presidente della Commissione Commercio, del numero delle licenze per il commercio ambulante a piazza Navona e la loro assegnazione mediante un bando che abbia come criterio fondamentale l’anzianità. La famiglia monopolista delle licenze attuali  ringrazia.

7) La mancata erogazione del bonus dell’Inps per finanziare l’uso degli asili nido alle famiglie aventi diritto, dovuta alla dimenticanza del Comune di accreditarsi presso l’Inps ai fini dell’offerta del servizio.

8) L’immobilismo sull’emergenza rifiuti, che a oggi è più grave che mai. La proposta, come unica soluzione, di aprire una nuova enorme buca a cielo aperto a Malagrotta. Il proprietario della discarica di Malagrotta ringrazia.

9) La sistematica sostituzione di tutti i dirigenti potenzialmente scomodi dell’Ama, documentata da Jacopo Iacoboni su La Stampa: https://goo.gl/Ou2bTx.

10) La maldestra denuncia del “complotto dei frigoriferi” per giustificare il perpetuarsi dell’emergenza spazzatura, corredata dall’incauta (e inconsapevole, a quanto pare) sospensione del servizio di ritiro dei rifiuti ingombranti a domicilio.

11) Il no allo stadio della Roma, per ora si spera solo temporaneo, che sottrae alla città 450 milioni di investimenti privati della società sportiva nella trasformazione e riqualificazione urbana delle zone di Tor di Valle e Magliana.

12) Gli altri no connessi al temporaneo affossamento dello stadio della Roma: al quartiere degli affari, al prolungamento della metro B, alla riqualificazione della stazione di Tor di Valle, al nuovo parco fluviale delle dimensioni di Villa Borghese, al ponte pedonale sul Tevere che avrebbe collegato la stazione della Magliana con il parco fluviale, alla costruzione del nuovo svincolo sulla Roma-Fiumicino, al miglioramento della viabilità nella zona della Magliana e alla messa in sicurezza idrogeologica dell’area. Opere pubbliche che sarebbero state finanziate coi soldi privati della Roma.

13) Il no al restauro delle Torri dell’Eur, che sottrae alla città gli investimenti privati di Telecom nella riqualificazione della zona. La successiva decisione di Telecom di non trasferire più la propria sede nelle torri, rimaste ormai vuote.

14) Il no alla riqualificazione degli ex Mercati Generali a Ostiense, che sottrae alla città gli investimenti privati di una cordata di costruttori (sì, “palazzinari”, ma non è che i palazzinari facciano danno per definizione) per la riqualificazione della zona e la realizzazione della “Città dei giovani”: https://goo.gl/QWkuCs.

15) La chiusura, con un comunicato di poche parole, senza vere spiegazioni e senza prospettive di riapertura, del mercato dell’agricoltura biologica al Circo Massimo, un piccolo fenomeno di civiltà e benessere nel disastro cittadino, per ragioni meramente burocratiche.

16) Il no alle Olimpiadi, che va valutato con cautela: se è vero che, come sempre avviene in questi casi, le Olimpiadi avrebbero drenato risorse pubbliche nazionali a favore della capitale, i grillini hanno almeno riconosciuto l’incapacità di gestire tali risorse, risparmiando al paese una redistribuzione potenzialmente (ma non necessariamente) perversa della ricchezza tra le regioni. La città, comunque, ha perso tali risorse e non ci ha fatto una gran figura a livello internazionale.

17) La fuga a Milano di Sky, che lascerà la sede di via Salaria, oggi teatro di degrado, discariche improvvisate e prostituzione di strada.

18) Le difficoltà nell’approvazione del bilancio, bocciato nella sua prima stesura dall’organo di revisione economico-finanziaria del Campidoglio. Un evento senza precedenti nella storia del comune di Roma.

19) Le dimissioni di Marco Rettighieri e di Armando Brandolese, rispettivamente direttore generale e amministratore unico dell’Atac, per le ingerenze della giunta nella gestione aziendale.

20) La rinegoziazione del contratto Atac, grazie alla quale i dipendenti potranno lavorare meno (736 ore l’anno, contro le 1.100 dei lavoratori della metropolitana di Milano) e non dovranno più usare il badge. Le 150 ore in più previste dal precedente contratto, stipulato con l’amministrazione Marino, saranno eventualmente retribuite come straordinari.

21) La cancellazione di 3.800 corse degli autobus Atac, a fronte dell’incapacità di finanziare e organizzare la dovuta manutenzione sui mezzi.

22) La concessione di premi a pioggia ai dirigenti Atac, senza alcuna distinzione nel merito e senza alcun razionale piano di incentivi.

23) La figuraccia della concessione di una tessera dei mezzi Atac ai reduci della Shoah, 11 persone che ne erano già in possesso, come unico gesto commemorativo della Shoah da parte del comune.

24) L’azzeramento di ogni forma di accoglienza istituzionale dei migranti in transito a Roma, e il boicottaggio delle meritorie iniziative di accoglienza delle associazioni volontarie, che ha costretto uomini, donne e bambini a dormire sull’asfalto senza riparo, acqua, elettricità e assistenza.

25) Il ritardo nell’emanazione del “Piano freddo”, con pesanti conseguenze per i senzatetto, e con orari ridotti rispetto ai precedenti piani dell’amministrazione.

26) L’incapacità di organizzare un evento cittadino per Capodanno, con la figuraccia del bando del comune per l’esecuzione gratuita del concertone andato deserto.

27) La mancata elaborazione di un piano per lo sviluppo delle aziende partecipate, annunciato dall’assessore Colomban per fine ottobre 2016 al momento della sua nomina.

28) L’inefficienza nell’operazione “Scuole calde”, con la mancata accensione degli impianti di riscaldamento in molte scuole romane alla riapertura, dopo le vacanze invernali.

29) L’intestazione a sé, nel noto post di capodanno, del merito per lo stanziamento di 18 milioni di euro per la manutenzione della Metro A: lo stanziamento era stato effettuato dalla giunta Marino.

30) L’intestazione a sé del merito per il bando per la riqualificazione delle periferie: il bando è un atto del governo, non del comune, aderirvi era doveroso, e la realizzazione dei progetti sarà finanziata dal governo, non dal comune.

31) L’assenza di qualsiasi reazione all’annuncio, da parte del sindacato della polizia locale, di uno sciopero bianco contro il turnover sul territorio stabilito dal precedente comandante, con la conseguenza di una sostanziale ritirata dei vigili dalle strade e del proliferare incontrollato della sosta selvaggia.

 

 

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