Che succede alla Casa delle Letterature di Roma?

La Casa delle Letterature è davvero a “rischio decapitazione” (come già accaduto ad altre istituzioni culturali capitoline) come da giorni si legge da molte parti o no?

Sì?

Sì, è a rischio decapitazione, si direbbe a una prima e superficiale verifica: a rischio trasferimento è la sua storica Direttrice, Maria Ida Gaeta che in questi ultimi venti anni l’ha creata, diretta, portata al successo e, soprattutto, mantenuta vitale con i servizi offerti a chi da studente, studioso o semplice appassionato di letteratura cerca un luogo in cui consultare, approfondire e incontrare gli autori. Non si sa bene perché, se accadrà davvero e come e quando, nessuno conferma o smentisce. Quindi, a occhio e croce, è probabile sia vero.

Luca Bergamo, Vicesindaco con delega alla Cultura della Giunta Raggi si limita ad annunciare il “reintegro ufficiale” della Casa delle Letterature nel sistema delle Biblioteche Romane. Bello, bellissimo: perché, dove stava prima, con le farmacie comunali? E che significa esattamente? Articola meglio la sua posizione l’Assessore spiegando che la Casa “diventa oggi un polo di ricerca, sperimentazione e verifica per progetti di promozione della lettura”. Ma perché ci chiediamo ancora, in tutti questi anni cosa ha fatto se non esattamente questo? Luca Bergamo non è un pentastellino qualunque caduto sulla Terra ieri sera, conosce benissimo la realtà culturale romana per capire che la domanda non è retorica. Ci piacerebbe sentire sue parole, chiare e definitive però, sul tema.

No?

No, non è a rischio decapitazione, si direbbe a una prima e altrettanto superficiale verifica: le iniziative di presentazione di libri e autori sono normalmente in corso nella sede di Piazza dell’Orologio (l’ultima presentazione, quella di Gabriel Faye qualche giorno fa), il sito non è più on line da qualche giorno (ma questo è normale in ogni amministrazione comunale che si rispetti), la Casa è aperta tutti i giorni, come sempre non si sa ancora nulla della prossima edizione della rassegna di autori a Massenzio. Ma anche questo è normale: siamo stati abituati, soprattutto negli ultimi anni, a dover attendere quasi fino all’ultimo istante per sapere se la manifestazione sarebbe stata riproposta ovvero se sarebbero arrivati in tempo sponsor, fondi e autorizzazioni.

E quindi?

E, quindi, niente. Come spesso accade a Roma (non solo negli ultimi mesi, va detto, ma più o meno da sempre) non ci si capisce nulla e, quindi, in assenza di notizie certe, la discussione monta e si valuta il rischio.

Il rischio

Festival_delle_letterature_Roma_Basilica_MassenzioA Roma negli ultimi anni – da Alemanno in avanti e con responsabilità da ripartire in maniera differente tra le precedenti Giunte e quella attuale – i luoghi, gli spazi e le occasioni  sia pubblici sia privati per la cultura stanno diminuendo proprio mentre, paradossalmente e in linea con quanto accade in tutta Italia, continua a crescere la domanda di cultura. 

Il rischio di una “normalizzazione” anche della Casa delle Letterature – che, tradotto, significa spoil system, no budget, no sollecitazione all’afflusso di sponsor e trasformazione in una biblioteca comunale “normale” (Gesù, anche per le Biblioteche conta il principio “una vale una?) – è che potremmo presto scordarci o archiviare nella memoria dei ricordi delle belle cose che non tornano più quelle serate di maggio e giugno, in fila per una mezzoretta lungo la rampa di Massenzio o talvolta lungo la scalinata del Campidoglio per riuscire (qualche volta anche no in occasione dell’arrivo di qualche superstar della letteratura mondiale che registrava sold out memorabili) a sedersi GRATUITAMENTE (laddove il maiuscolo è una citazione stilistica, peraltro cara a chi amministra temporaneamente questa città, per ricordare una caratteristica peculiare non secondaria e l’aspetto popolare e democratico di questo tipo di iniziativa).

Nomi: Rushdie, Paul Auster, Camilleri, Yehoshua e tanti autori amati e letti da chiunque. E, accanto alle grandi star, anche altre centinaia di autori di tutti gli angoli del mondo che probabilmente non avremmo conosciuto e letto senza il Festival delle Letterature. In una politica di vicinanza con tutte le case editrici, non solo le più note ma anche quelle che, spesso a fatica stampano titoli e autori meno noti con l’ambizione di ampliare l’offerta e per le quali, un traino di visibilità come una serata a Massenzio può davvero fare la differenza tra sopravvivere, vivere o morire.

Serate nel corso delle quali da oltre quindici anni decine di migliaia di romani (non tutti i romani, quindi, ma sicuramente moltissimi romani) hanno testimoniato e messo in scena la voglia collettiva di questa città di incontrarsi e auto-rappresentarsi anche come una comunità di lettori appassionati, esigenti, curiosi (e non solo di pendolari, utenti di pubblici servizi, consumatori, lavoratori, tifosi). Non è cosa da poco: in Italia si legge sempre meno e ce ne rendiamo conto tutte le volte che ci accorgiamo e ci lamentiamo di come si stia trasformando, in peggio ovviamente, la scrittura che, poi, altro non è che la forma attraverso la quale si esprime la vitalità di una comunità: una comunità che legge poco si esprime con una lingua sempre più povera.

Ecco, se anche solo questo fosse il rischio, perdere Massenzio e la Casa delle Letterature così come li abbiamo conosciuti in questi anni, di certo non vale la pena di correrlo. Le politiche culturali pubbliche all’interno di una città hanno un valore se non sono una vetrina di autocelebrazione di una élite che dialoga solo con se stessa ma il modo per offrire ai cittadini e ai tanti visitatori che arrivano tutti i giorni da ogni parte del mondo  stimoli, occasioni di confronto, esperienze collettive di crescita. A tutti e con le medesime opportunità.

Taggato , , , , . Aggiungi ai preferiti : Permalink.

I commenti sono chiusi