Alla scoperta dell’origine delle bufale

“Perché le bufale – o fake news – incontrano oggi, anche grazie alla moltiplicazione della loro eco sui social network, uno straordinario seguito?  

di Lucia Urciuoli

Perchè un numero crescente di persone – nessuno di noi è del tutto immune da questo virus – cerca continuamente ed esclusivamente prove che confermino le loro convinzioni e trascura quelle contrarie ad esse anche a costo di esporsi al rischio di contribuire alla diffusione di errori, calunnie, manipolazione delle opinioni, pregiudizi antiscientifici, conformismo?

Che ruolo giocano i social network nel moltiplicare gli effetti di una notizia falsa anche piccola ma che, dopo essere entrata nel vortice del reposting puo’ trasformarsi molto rapidamente e pericolosamente in una balla spaziale?

E qual è, infine, il vaccino a cui ricorrere per fermare l’epidemia?

Forse, oltre che farsi venire il sangue agli occhi davanti ai produttori seriali di bufale, vale la pena perdere qualche minuto a leggere la molta letteratura anche scientifica che affronta una delle cause principali del fenomeno, il cosiddetto “autoinganno cognitivo”, la naturale tendenza alla ricerca o all’interpretazione, cioé, di prove in modo che siano favorevoli a credenze, aspettative, pregiudizi o ipotesi del soggetto interpretante.

Cominciamo questa nostra ricerca alla scoperta della “madre di tutte le bufale ” ripubblicando un interessante articolo apparso recentemente sulla rivista New Yorker .

 

Immagine in evidenza “The vaunted human capacity for reason may have more to do with winning arguments than with thinking straight.Illustration by Gérard DuBois”
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