La MappaRoma della settimana: livelli di istruzione e sviluppo umano

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 Continuiamo a mostrare le disuguaglianze e le polarizzazioni romane, questa volta parliamo di livelli di istruzione e indice di sviluppo umano con le mappe elaborate dal blog Mapparoma, che utilizza dati in formato aperto con il dettaglio delle 155 zone urbanistiche in cui sono suddivisi i Municipi. Le mappe precedenti riguardavano la distribuzione nei quartieri di alcuni servizi pubblici e privati, dell’occupazione e disoccupazione e infine di altri servizi.

I livelli di istruzione, di cui avremo modo di parlare anche durante il prossimo aperitivo di Spazio x Roma, un fattore cruciale nelle opportunità sociali ed economiche delle persone nonché uno degli indicatori distribuiti in maniera maggiormente diseguale nel territorio urbano: dall’analisi dei dati emerge una evidente seppure nota segmentazione della città che non può lasciare indifferenti. Inoltre, l’istruzione è uno dei tre elementi che (insieme a reddito e salute) concorrono a formare l’Indice di Sviluppo Umano, qui calcolato per i Municipi romani.

Le due mappe dell’istruzione rappresentano, rispettivamente, la quota di residenti in possesso di laurea e quelli con licenza elementare oppure nessun titolo di studio. Le due distribuzioni, che curiosamente rappresentano valori assoluti praticamente identici, pari a 500mila residenti ognuna, sono speculari e palesano una geografia monocentrica, a supporto dell’idea che, a Roma, la distanza dal centro è anche e soprattutto una distanza sociale: la quota dei laureati ai Parioli (II Municipio, 42,3%) è pari a più di 8 volte quella di Tor Cervara (IV Municipio, 5,2%).

La percentuale maggiore di residenti con laurea si trova infatti nei quartieri benestanti a nord e sud: oltre a Parioli, anche Salario, Acquatraversa, Eur e Celio sono sopra il 40%. Invece le percentuali sono molto basse nelle periferie esterne o prossime al GRA di Tor Cervara, Santa Palomba, Borghesiana, Santa Maria di Galeria e San Vittorino, tutte sotto l’8%. Analogamente la percentuale maggiore di residenti con licenza elementare o nessun titolo di studio si registra con circa il 30% a Tor Cervara, Santa Maria di Galeria, Tufello, Torre Maura e Casetta Mistica, mentre i valori minimi con l’11-12% ad Acquatraversa, Tre Fontane, Centro Storico, Eur e Grottaperfetta.

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Per calcolare l’Indice di Sviluppo Umano, gli indicatori utilizzati sono il reddito per la dimensione dell’accesso alle risorse, gli anni di istruzione per la dimensione della conoscenza, un valore sintetico su decessi, rischio e prevenzione per la dimensione della vita lunga e sana. Ogni dimensione ha un suo indice che varia tra 0 (minimo) e 1 (massimo), cosicché l’ISU municipale è calcolato come media geometrica di questi tre indici.

Permangono le differenze tra i municipi “ricchi” e quelli “poveri”, emerse anche nelle precedenti mappe, in particolare per l’istruzione e l’occupazione, ma con qualche sorpresa. Innanzitutto le maggiori differenze non sono di reddito come ci potremmo aspettare, ma piuttosto di istruzione e ancora di più nella dimensione della salute. Se il II e il VI municipio rispettivamente aprono e chiudono le graduatorie in tutte e tre le dimensioni, nonché nell’indice finale, il rapporto tra di essi nella dimensione “vita lunga e sana” è addirittura quasi 1 a 3, nella conoscenza quasi 1 a 2, mentre risulta leggermente inferiore in termini di reddito.

Per il reddito non è una sorpresa trovare ai primi posti i municipi tradizionalmente benestanti del centro e di Roma nord (I, II e XV), insieme alle altre aree di ceto medio-alto (VIII, IX e XII), e al contrario agli ultimi posti i municipi popolari a est (IV, V e VI), seguiti dal quadrante sud-ovest (XI e XIII) e dal litorale di Ostia (X). Per l’istruzione – come già visto – il quadro è analogo, con i valori più alti nei municipi I, II e VIII e quelli più bassi ancora una volta in IV, V e VI. Per la salute la graduatoria cambia in una certa misura, poiché i municipi migliori risultano il II, III e VII, seguiti comunque da I, VIII e XII, mentre i peggiori sono IV, VI e XI. Infine, per l’ISU municipale, riprendendo le definizioni UNDP, possiamo dire che un solo municipio (il II) a Roma presenta un valore molto alto di sviluppo umano, due un valore alto (I e III), mentre tre un valore basso (IV, VI e XI) con una performance particolarmente negativa del VI (Torri), unico Municipio con un valore inferiore a 0,5; tutti gli altri hanno un valore di sviluppo umano medio.

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Continua a leggere su http://mapparoma.blogspot.it/2016/02/i-laureati-roma-parioli-8-volte-quelli.html e http://mapparoma.blogspot.it/2016/09/mapparoma12-lo-sviluppo-umano-nei.html

Il bene culturale è per definizione un bene della collettività

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Una riflessione sul bene culturale partendo dal destino dell’area di Tor di Valle.

A cura di Massimo Cardone per Embrice 2030 ApS

Premessa

Venerdì 24 è stata inaugurata presso la Galleria Embrice 2030 a Garbatella una mostra – che sta riscuotendo un inaspettato successo – sull’architetto spagnolo Julio Garcia Lafuente.

L’architetto Lafuente è salito recentemente alla ribalta della cronaca per essere il progettista delle Tribune dell’Ippodromo di Tor di Valle a Roma, l’opera architettonica per la quale la  Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Comune di Roma ha avviato la procedura di Dichiarazione di interesse culturale, mettendo in crisi l’intero progetto del nuovo Stadio della Roma che ne prevedeva invece la demolizione.

La mostra, a cura dell’arch. Eleonora Carrano, ha la finalità di portare all’attenzione pubblica un’opera architettonica straordinaria come quella delle Tribune di Tor di Valle – realizzata nel 1959 per le Olimpiadi di Roma del 1960 – ma anche di lanciare un documento/appello per il riutilizzo alternativo di questa struttura sportiva, il cui costo di recupero è tra l’altro senza dubbio inferiore a quello di un’ipotetica demolizione.

Restaurare le tribune di Tor di Valle per il nuovo Stadio Cittadino dello Sport Sociale

Il nuovo Stadio della Roma è un opera importantissima per la nostra città, la costruzione di una struttura sportiva rappresenta sempre una risorsa per la sua comunità, per il forte valore educativo che porta con se; ma proprio per questo pensiamo che non sia corretto discutere della valorizzazione dell’area di Tor di Valle solo in termini edilizi, ma che si debba cogliere l’occasione per tramutarla in un rilancio della cultura sportiva della nostra città.

Noi riteniamo che sia necessario e possibile conciliare interessi privati e collettivi, che sia doveroso pianificare la città pubblica anche quando sono i privati a costruirla. La salvaguardia della pensilina dell’Ippodromo di Tor di Valle a Roma, opera magistrale dello Studio Lafuente Rebecchini, da questo punto di vista, rappresenta una grandissima opportunità.

D’altronde il bene culturale è per definizione un bene della collettività; la Costituzione Italiana assegna alle Istituzioni Statali il compito di tutelarlo per poterlo tramandare alle generazioni successive come testimonianza della cultura del nostro paese. Oggi a noi spetta il compito di restituire questa opera architettonica alla collettività, evitando accuratamente ogni ipotesi di musealizzazione e di monumentalizzazione, all’interno di un progetto di città che riconosca nello sport i valori dell’aggregazione e dell’integrazione sociale, della crescita umana e della sfida personale.

Per tutti questi motivi chiediamo al Comune di Roma, nella fase negoziale attuale, di imporre alla parte proponente (Eurnova / Pallotta) di farsi carico del restauro filologico, secondo il progetto originale, delle tribune dell’Ippodromo di Tor di Valle, al fine di restituirla, in quota oneri, alla collettività e all’uso pubblico; la pensilina potrà essere a servizio di un campo da dedicare a Stadio Cittadino dello Sport Sociale, da affidare alle associazioni romane che oggi lavorano nel campo dell’integrazione sociale attraverso lo sport. Non solo calcio ma anche rugby e atletica leggera.

Costruiamo lo Stadio della Roma, con le torri, senza torri, ma regaliamo anche a Roma e ai suoi cittadini uno spazio pubblico per lo sport e l’inclusione sociale, lo Stadio Cittadino dello Sport Sociale.

 

“Storie di cultura a Roma” – Di cosa parleremo, con chi e perché, il 28 marzo a Spazio x Roma

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Martedì 28 marzo con “Storie di cultura a Roma”, torna un nuovo appuntamento con Spazio x Roma, sempre dalle 19 alle 21,30, al “Salotto Palatino” in Via dei Cerchi 75 (è sempre lo stesso posto delle volte precedenti). E, come le altre volte, l’incontro sarà preceduto da un aperitivo (con la doppia possibilità “solo bere” o “bere e mangiare”) per consentire a tutti di conoscersi e chiacchierare).

Di cosa parleremo

Questa volta, come abbiamo anche anticipato, parleremo di cultura (e già vi anticipiamo che l’appuntamento di aprile sarà dedicato alle storie di chi a Roma si occupa di formazione, istruzione e ricerca*).

Lo faremo facendo raccontare direttamente dai loro protagonisti le storie e le esperienze di chi ogni giorno a Roma la cultura la produce, la mette in scena, la conserva, la rende fruibile, in un museo o un’area archeologica, in una biblioteca o libreria, in un teatro, per strada, magari anche nel salotto di casa sua o in un qualsiasi altro luogo possibile e immaginabile.

Con chi

Ascolteremo le storie di EP Studio, Sguardo Contemporaneo , Teatro Patologico, Ottavo Colle, Arsity, Quinte Parallele dei Progetti “Roma nel Cinema” e “Arte per tutti” e parleremo anche con Anec Agis del Lazio  , con Maria Teresa di Sarcina del Museo Nazionale Romano e di alcuni dei talenti creativi romani la cui storia è raccontata nella nuova edizione del progetto Storie di creatività e d’autore .

Non è stato difficile trovare belle storie da raccontare, perché Roma è straordinariamente ricca e, malgrado le difficoltà che anche questo settore sta vivendo, resta una capitale mondiale della cultura ricca e attraente. E, oltre alle storie da noi ricercate, siamo felici di aver ricevuto un gran numero di proposte e candidature, tanto che a quelle arrivate ultime in ordine di tempo siamo stati costretti purtroppo a rinunciare (ci scusiamo di nuovo con chi ci ha scritto, organizzeremo in un prossimo futuro un nuovo incontro su questo tema).

Perché

Partendo da esperienze concrete, vogliamo capire qual è lo stato di salute di Roma se lo misuriamo con il termometro dell’arte e della cultura e, soprattutto, quali fermenti si muovono nella nostra città. Storie tutte diverse tra loro ma che, ciascuna in maniera differente, chiamano in causa anche il ruolo delle politiche pubbliche per la cultura delle istituzioni nazionali e, in questo caso soprattutto, cittadine.

Il patrimonio di arte e cultura che Roma possiede è un tesoro che in fondo – lo abbiamo ricordato tante volte – ci casca tra le braccia senza aver fatto nulla per meritarcelo, siamo fortunati, lo abbiamo ricevuto in dono ed in custodia da secoli di storia. Salvaguardarlo, tutelarlo sempre con l’obiettivo di renderlo visitabile e fruibile per tutti e nelle migliori condizioni possibili e arricchirlo ogni giorno favorendo lo sviluppo e la crescita delle espressioni delle culture della contemporaneità è giá di per sé un programma di governo per chi questa cittá la amministra.

Fare politiche pubbliche e cittadine per la cultura significa tante cose ma prima di tutto significa lavorare per continuare a offrire a Roma la possibilitá di trasformare, a vantaggio dei suoi abitanti e anche delle sue imprese, la sua Grande Bellezza e il suo Grande Talento Creativo anche in Grande Ricchezza. Ricchezza da condividere con tutto il mondo e in primo luogo tra i cittadini romani.

Significa in concreto realizzare, di concerto con lo Stato, costanti attivitá di conservazione programmata dei beni storico-artistici, rendere fruibili i luoghi e gli spazi affidandoli ad una gestione che sia in grado di offrire servizi a cittadini e turisti, generare profitti e garantire condizioni di accessibilità a tutti, strutturare modalitá di visita e fruizione in grado di rispondere ai gusti ed alle esigenze di tutti i pubblici e di creare quelle “esperienze” che sempre di più i viaggiatori premiano (si pensi solo al “Viaggio nei Fori” inventato da Piero Angela o alla esperienza di Realtà Virtuale grazie alla quale da qualche settimana nella Domus Aurea si può camminare nella Casa di Nerone proprio come se fossimo stati lá nel primo secolo Dopo Cristo). Non dimenticando mai che un’analoga attenzione ai linguaggi espressivi dell’arte contemporanea è altrettanto importante e necessaria.

Significa allo stesso modo strutturare un cartellone ampio e ricco di appuntamenti culturali, attraverso la gestione diretta delle istituzioni culturali pubbliche (l’Opera, il Teatro di Roma e gli altri teatri comunali), il sostegno di quelle private (una su tutte il RomaEuropaFestival), la capacitá di attrarre sponsor privati per la realizzazione di eventi di caratura mondiale e l’impulso al circuito dell’offerta culturale alternativa e sperimentale. Un cartellone integrato che è dovere della cittá andare a promuovere nel mondo per orientare verso Roma flussi turistici importanti, come fanno Parigi,Vienna o Lisbona. Significa alimentare la produzione di audiovisivo nella città in cui, grazie a Cinecittà, sono state scritte pagine memorabili della storia del cinema e garantire, inoltre, una politica per l’uso degli spazi per la cultura che non solo arresti la progressiva chiusura di molti degli spazi storici ma, al contrario, favorisca l’apertura di teatri, cinema, biblioteche, laboratori.

Significa, infine, avere sempre un occhio attento verso tutte le esperienze e le realtà, piccole e grandi, pubbliche e private, che ogni giorno a Roma creano, diffondono e fanno fruire di arte e cultura, quelle che attraverso la cultura realizzano obiettivi di inclusione e innovazione sociale, creano nuova impresa, nuovi pubblici, nuova ricchezza e nuovo dinamismo.

Tutte quelle esperienze simili a quelle che racconteremo il 28 Marzo. Venitele ad ascoltare.

 

*ps: siamo già al lavoro per l’organizzazione dell’incontro di Aprile su formazione, istruzione e ricerca. Anche in questo caso scriveteci proponendo le storie che vi piacerebbe raccontare o ascoltare.

 

 

Gradini e metropolitane

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Perchè immaginare dei lavori di manutenzione e rifacimento di una stazione della Metropolitana di Roma senza includere i necessari accorgimenti per garantire la piena accessibilità a tutti?

Laura Coccia ci racconta la sua sorpresa quando qualche giorno fa, anno 2017, hanno terminato i lavori di manutenzione dell’entrata della stazione Giulio Agricola della Metro A. E, no, non era la metro che si sarebbe immaginata.

“Nella città che vorrei, mi piacerebbe che finalmente le barriere architettoniche e sensoriali non siano solo inutili orpelli, ma si capisca che sono ciò che limitano la nostra libertà di movimento e di cittadinanza.”

Qui l’articolo completo 

Vivere meglio a Roma? proviamoci con le app per la mobilità

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Nel nostro secondo appuntamento su come vivere a Roma grazie a servizi online e app, stavolta vogliamo provare cosa si offre a chi ha bisogno di spostarsi a Roma, città come noto dalla mobilità non proprio scorrevolissima e priva di una rete sotterranea estesa (che è la salvezza per le altre metropoli). Dei biglietti senza caccia alle monete o ai tabaccai abbiamo già parlato. Ora passiamo al problema successivo: salire sopra a un bus o a un tram.

Roma è una delle poche grandi città del mondo (e anche d’Italia) che non ha la tabella oraria degli arrivi alle fermate dei bus, i tempi di arrivo e di attesa sono quindi ignoti agli utenti. Sorvoliamo sui motivi (traffico eccessivo, corsie preferenziali che non lo sono, e così via) e passiamo alla soluzione tecnologica attuata dal sindaco Veltroni qualche anno fa (le paline elettroniche) e ora disponibile sul nostro smartphone grazie agli open data.

L’Atac infatti da anni mette in rete la posizione dei propri mezzi (collegati in GPS) consentendo agli sviluppatori di creare app che forniscono i tempi di arrivo previsti dei bus (e dei tram). E fornendone anche una propria, anzi due: Muoversi a Roma, che da’ anche informazioni sui percorsi ottimali e altro ed è realizzata da Roma Servizi per la Mobilità (ora divisa da Atac) ed una propria, Viaggia con Atac (non disponibile al momento per iPhone), più essenziale, comunque con i tempi di attesa per le fermate, la ricerca della fermata in cui siamo e informazioni sulle linee.

Altre app sono forse più versatili e semplici nell’utilizzo, come Roma Bus, sviluppata da una start-up che si chiama simpaticamente MeMovo. Inserendo il numero della palina o facendolo cercare col GPS si ottiene l’elenco degli arrivi, con numero fermate di distanza e tempo stimato per ogni linea. Se il bus che stiamo aspettando è troppo lontano possiamo quindi scegliere un percorso alternativo, magari più lungo ma con meno attese.

E’ meglio però  non approfittarne per andare al bar vicino a prendere qualcosa nell’attesa, perché, come mi hanno informato persone di Servizi per la mobilità, le posizioni dei mezzi sono, per una serie di motivi, frequentemente stimate, quindi il tempo di attesa potrebbe essere inferiore e potremmo perdere il tanto atteso bus.

Non è la soluzione decisiva per la programmazione degli spostamenti, ma almeno diminuisce il nervosismo dell’attesa e consente anche di saltare il bus strapieno che arriva e attendere il prossimo.

Sono app abbastanza note tra gli utenti assidui, inclusi i lavoratori stranieri che, come noto, sono tra i principali utilizzatori della rete urbana di Roma. Purtroppo né Roma Bus né Muoversi né Viaggio con Atac né altre app a nostra conoscenza sono in inglese o in altre lingue, e quindi non sono utilizzabili o quasi per i turisti, altri grandi utenti della rete Atac, che meriterebbero maggiore attenzione.

Alternativa tradizionale ai mezzi pubblici sono i taxi e anche qui c’è una app molto pubblicizzata (MyTaxi), che vorrebbe essere forse una risposta ad Uber ma, in presenza dei vincoli e regolamenti del servizio, non fornisce vantaggi decisivi rispetto alla normale prenotazione telefonica. Consente comunque di prenotare un taxi conoscendo in anticipo la sua localizzazione, di seguire (con il GPS del taxi) il suo percorso di arrivo e ricevere una notifica push quando è sotto casa o ufficio. Forse anche più utile la possibilità di pagare con carta di credito o PayPal, spesso non possibile in taxi (a parte Samarcanda).

Poi c’è Uber, ma qui sarebbe necessaria una trattazione a parte.

Si passa quindi all’altra alternativa, il mezzo privato a 4 o 2 ruote che, ormai dal 2013, anche a Roma può essere utilizzato solo quando serve, in “sharing”. Dopo l’apripista Car2Go, che più o meno tutti conoscono, sono arrivati altri operatori, e siamo arrivati a 2 servizi con auto, 2 con moto ed 1 con minicar elettrica.

Quindi: Car2Go con Smart solo a 2 posti (a Milano anche a 4, probabilmente arriverà anche a Roma), Enjoy con Fiat 500 a 4 posti e scooter Piaggio MP3, Zig Zag con scooter Yamaha sempre del tipo con 2 ruote anteriori (soluzione più stabile e preferibile a Roma per utenti non esperti, considerando strade, buche e sampietrini), Share’nGo con minicar elettriche a 2 posti. Il costo è al minuto e non si discosta di molto tra i vari gestori, tra i 24 e i 29 centesimi. A parità di durata del percorso si spende meno che col taxi e di più che col mezzo pubblico, anche se in due e percorso breve la differenza si accorcia. Per un classico percorso romano di 30-40′ il costo è tra i 10 e 12 €.

L’utilizzo è simile e ovviamente si fa tutto con la app di ogni servizio e le credenziali fornite: si individua l’auto o la moto più vicina, la si prenota (o la si prende subito se siamo per strada vicini al mezzo), si entra e si fa partire fornendo i nostri codici di accesso tramite app e si parte. Alla fine del percorso bisognerà parcheggiare secondo le regole, ma le strisce blu sono gratis, grazie ad una convenzione con il Comune. In alcuni casi sono previsti anche parcheggi convenzionati (come Enjoy alla stazione Termini o al Galoppatoio). Gli scooter hanno a disposizione 2 caschi di misura media e un set di “bandane” usa e getta per indossarli.

Dal nostro breve racconto si intuiscono subito i limiti di questa per altri versi eccellente soluzione: tutto va bene se nelle vicinanze c’è un mezzo disponibile e se quando non serve più si trova un parcheggio con ragionevole facilità. La disponibilità dipende dalla appetibilità del luogo in cui siamo (qualcun altro dovrebbe essere arrivato lì), e il parcheggio agevole dalla nostra destinazione. Lo scooter può essere in molti casi l’alternativa vincente, come in parte anche la minicar (che può utilizzare i parcheggi per moto. A salire come difficoltà la Smart e la 500.

Altro limite è la copertura sul territorio, che non copre tutto il territorio fino al GRA. Diversi quartieri periferici con molti uffici non sono coperti. Parcheggiando fuori zona si pagano penali variabili da gestore a gestore, ma sempre salate. Il mezzo comunque avverte che siamo in zona non coperta.

Da alcuni mini-test vicino a casa mia (zona centro), la disponibilità è sempre stata tra buona e discreta, a volte a 300 m o meno, a volte intorno ai 700 m o più, comunque cercando su più gestori (consigliabile registrarsi su più di uno) un mezzo raggiungibile a piedi si trovava sempre. L’iscrizione è gratuita per tutti, tranne che per Share’nGo, che però con 10 € di iscrizione fornisce già 30′. Altre particolarità per questo gestore che ha vetture elettriche (e quindi sarebbe da preferire, se ci muoviamo in due) è la verifica dello stato delle batterie e la riduzione della tariffa nel caso di sosta durante il noleggio (non si consuma la preziosa carica).

La necessità di trovare un parcheggio per “liberarsi” dell’auto (e smettere di pagare) appare comunque nella situazione di Roma la criticità principale, e difatti da quello che vediamo in giro viene risolta con parecchia creatività dagli utilizzatori.

Ultime avvertenze: sono comunque noleggio auto/moto, occorre quindi leggere attentamente le condizioni, per esempio la franchigia in caso di incidente provocato da noi, la responsabilità verso i terzi, l’obbligo di essere noi alla guida ecc.

In sintesi una buona soluzione, che potrebbe diminuire in prospettiva il parco circolante record di Roma, concorrenziale con l’auto propria come costo di gestione se usato assieme al mezzo pubblico nelle situazioni ordinarie. In molti casi può sostituire la seconda o terza auto, oltre ad essere utile per chi sta a Roma per brevi periodi. Per affermarsi ancor di più i mezzi dovrebbero essere più numerosi e soprattutto l’area di copertura maggiore, e i costi più bassi, con sconti a salire. 

Il 28 Marzo parliamo di Cultura!

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Martedì 28 marzo torna un nuovo appuntamento con Spazio x Roma, sempre alle 19 al “Salotto Palatino” in Via dei Cerchi 75 (è sempre lo stesso posto delle volte precedenti).

Questa volta parleremo di Cultura. Ne parleremo raccontando le storie e le esperienze di chi ogni giorno la produce, la mette in scena, la conserva, la rende fruibile, in un museo o un’area archeologica, in una biblioteca o libreria, in un teatro, per strada magari anche nel salotto di casa sua o in un qualsiasi altro luogo possibile ed immaginabile.
Anche questa volta vi chiediamo di partecipare come sempre e di indicarci storie da raccontare su chi “fa cultura” a Roma.
Anche piccole realtà con potenziale di crescita. Insomma, le cose che conoscete e che vi piacerebbe ascoltare e far conoscere ad altri.

Partendo da esperienze concrete, vogliamo capire qual è lo stato di salute di Roma in questo settore e soprattutto quali fermenti si muovono nella nostra città.

Scriveteci a spazio@spazioxroma.it indicandoci chi secondo voi potrebbe intervenire, magari con i contatti e un referente.

Allora, ci vediamo Martedì 28 marzo , sempre dalle 19 alle 22, al “Salotto Palatino”, Via dei Cerchi 75,  stessa formula con aperitivo (che, con la doppia possibilità “solo bere” o “bere e mangiare” e grazie alla collaborazione con Spazio Palatino serve anche a sostenere le nostre iniziative) e spazio per le realtà che verranno presentate.

 

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La MappaRoma della settimana: impianti sportivi, salute, sicurezza e centri anziani

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Con MappaRoma vediamo la presenza di servizi ai cittadini, come impianti sportivi, strutture sanitarie (ospedali, ambulatori e case di cura), presìdi della sicurezza (sedi delle forze dell’ordine) e centri anziani.

di Federico Tomassi

Mapparoma mostra le disuguaglianze e le polarizzazioni romane, utilizzando dati in formato aperto con il dettaglio delle 155 zone urbanistiche in cui sono suddivisi i Municipi. Abbiamo già accennato alla distribuzione nei quartieri di alcuni servizi pubblici e privati e dell’occupazione e disoccupazione. Questa volta vediamo la presenza di altre tipologie di servizi, che, in forma diversa, concorrono a formare la qualità della vita dei cittadini: gli impianti sportivi, le strutture sanitarie (ospedali, ambulatori e case di cura), i presìdi della sicurezza (sedi delle forze dell’ordine) e i centri anziani. Rappresentano quindi risposte ai fabbisogni espressi dai cittadini di benessere, salute, sicurezza e tempo libero, sia in ambito pubblico e collettivo che in ambito privato.

 

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In particolare, di impianti sportivi pubblici o privati abbiamo parlato nel secondo incontro di Spazio x Roma, a dicembre, dedicato appunto allo sport a Roma. Gli impianti appaiono particolarmente concentrati lungo due assi: il primo e principale è il fiume Tevere, dai confini comunali a nord passando per il Foro Italico e per l’Eur, fino al Litorale di Ostia; il secondo, più piccolo ma comunque importante, è l’Appia Antica e in generale il quadrante sud-est. Nel dettaglio dei quartieri, il massimo si raggiunge, come è normale attendersi, in molte zone non residenziali (Tor di Valle, Villa Ada, Foro Italico, Castel Porziano, Villa Borghese, ecc.), mentre il numero di impianti è in 19 zone: oltre al Celio in centro, in molte aree periferiche esterne al GRA.

Le strutture sanitarie pubbliche o private (ospedali, ambulatori e case di cura) sono invece concentrate dentro il GRA, soprattutto nel I e II Municipio e all’Eur, nonché (grazie alle cliniche private) lungo l’asse dell’Appia Antica. Sono meno presenti nelle zone più periferiche, salvo alcune eccezioni a nord, a est e sul Litorale: il numero di strutture è zero in 42 zone periferiche esterne al GRA, ma anche in quartieri più centrali come Testaccio, San Lorenzo, Villaggio Olimpico e Tufello.

Anche per i presìdi della sicurezza si osserva una certa concentrazione dentro il GRA, e in particolare nel I e II Municipio, ma con un quadro maggiormente frastagliato, dovuto al numero limitato di sedi delle forze dell’ordine in città, che non riescono a coprire in maniera adeguata tutto il territorio comunale. Tuttavia, se le zone scoperte dentro al GRA sono abbastanza vicine ai presìdi esistenti, molte delle zone periferiche appaiono parecchio distanti: ben 73 zone non hanno alcun presidio, compresi quartieri popolosi come Eroi, Trullo, Casilino, Ostiense, Pietralata, Conca d’Oro, Testaccio, Tufello e Torrespaccata.

Al contrario, la diffusione dei centri anziani appare più equamente distribuita sul territorio, con una buona copertura anche in periferia e fuori dal GRA, e una minore presenza a Roma nord e a sud verso i confini comunali. Sono però 56 le zone senza centri anziani, tra cui nel I e II Municipio Celio, Aventino, Trionfale, Parioli, Salario e Flaminio, e in periferia, tra gli altri, Fidene (III Municipio), Sant’Alessandro (IV), Tor Fiscale (VII), Decima (IX), Santa Maria di Galeria (XIV) e Prima Porta (XV).

 

Continua a leggere su http://mapparoma.blogspot.com/2017/02/mapparoma16-sport-salute-sicurezza-e.html.

Dimmi quello che già penso e ti dirò chi sono.

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Continuiamo la nostra ricerca sulle bufale pubblicando l’articolo di Walter Quattrociocchi, Coordinatore del CSS Lab presso l’IMT – School for Advanced Studies di Lucca che a sua volta parte da uno studio recentemente pubblicato dalla National Academy of Sciences of the United States of America.

Il nostro interesse si sta infatti lentamente spostando dalle ragioni per le quali molti leader politici populisti costruiscano le loro fortune creando, diffondendo o cavalcando le bufale alle ragioni, molto più profonde ed interessanti, in base alle quali le bufale (o fake news) si propagano con così tanta facilità e rapidità anche grazie ai social network.

Dalla lettura di questo articolo apprendiamo, quindi, dell’esistenza del cosiddetto effetto echo chamber (fenomeno di amplificazione di un’idea grazie alla sua diffusione in un sistema chiuso, ndr) sotto la spinta del confirmation bias(tendenza a discutere all’interno di sistemi chiusi di informazioni che già si conoscono, ndr) – che abbiamo analizzato in un nostro post precedente.

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L’immagine è presa da https://quelchenonsapevi.it

Scopriamo dunque che leggiamo le notizie esattamente come lavoreremmo ad un puzzle, alla ricerca cioé di quelle i cui tratti, più di qualsiasi altra, combaciano con il disegno che già stiamo tracciando. Le tessere che si conformano a questo disegno le scegliamo, le altre le scartiamo.

Se poi inseriamo questo meccanismo personale induttivo di asseverazione di una qualsiasi notizia non altrimenti verificata verso ciò che già crediamo o ci piace credere nella spirale vorticosa dei meccanismo virale dei social network e lo associamo alla millenaria esistenza di preconcetti e pregiudizi ecco spiegato come sia così facile che una bufala potenziale si trasformi molto rapidamente in una bufala reale. Come la calunnia da venticello si possa trasformare, sui social network, in un vero e proprio tornado, in grado di sradicare la verità, il buon senso, l’intelligenza e la supposta razionalità delle persone.

La buona notizia è che, per contrastare questo fenomeno, non esiste un antidoto ancora sconosciuto da scoprire o un apparecchio miracoloso ancora da inventare. Basterebbe talvolta ricordarsi che abbiamo un cervello. E poi farlo funzionare.

Buona lettura!

L’immagine in evidenza è presa da qui

 

Un 8 marzo per tutte le donne, davvero

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Laura Coccia, in occasione dell’8 marzo, porta l’attenzione su quelle donne che troppo spesso ci dimentichiamo. Dalle mamme coraggio che hanno la responsabilità (e il peso) delle cure per le persone disabili, e le ragazze e donne disabili che devono confrontarsi ogni giorno con un modello stereotipato di bellezza e successo femminile.

C’è una nuova generazione di donne con disabilità che ha preso in mano la propria vita così com’è e ha trasformato quello che tutti considerano una debolezza in un punto di forza. Penso a Bebe Vio che ha portato le sue cicatrici in passerella per indossare uno splendido abito Dior, Giusy Versace che ha ballato in TV con le sue protesi. Donne incredibili che sono andate “oltre”. Ora dobbiamo riuscire a portare il loro esempio anche in tutte quelle case dove abitano ragazze nate disabili, che si sentono schiacciate e inadeguate ad avere un ruolo sociale perché è tutta la vita che combattono e si sono stancate. È difficile nascere donne e disabili, perché non conosci l’alternativa, non sai cosa hai “perso” (per usare le frasi dei normodotati) e non sai cosa devi andare a cercare.

Qui l’articolo completo.

Dal Pigneto “Lab-box” raccoglie quasi un milione in crowdfunding

La-Lab-box-di-ars-imago-per-sviluppare-fotografie

Ars-Imago è una startup di ragazzi dediti da anni alla fotografia analogica. Lavorano nello spazio di coworking “Famo cose” al Pigneto e unendo passione per la fotografia analogica, gusto vintage e ricerca tra vecchie idee hanno creato ““Lab-Box”: la prima tank multiformato che permette di caricare e sviluppare una pellicola alla luce.”

Non una rivoluzione, ma un perfezionameto di un’idea già vista, ma che grazie alle nuove tecnologie e alla stampa 3-D è stata perfezionata e ora ambisce a una distribuzione internazionale.
Infatti, dopo aver lanciato su Kickstarter il crowfunding, i ragazzi raggiungono in poche ore il doppio della cifra desiderata, in pochi giorni quasi mezzo milione di euro e, visto che manca ancora un po’ alla fine della raccolta, probabilmente sfonderanno quota un milione.

Qui la loro sotria, dal Pigneto agli ordini da Brasile e Filippine.

LAB-BOX, HOW IT WORKS from ars-imago on Vimeo.

L’orto didattico nelle scuole romane: la sfida di Giulio contro il linfoma di Hodgkin

In questo articolo su B-Hop Giulio un ragazzo di ventotto anni racconta la sua storia. Ex pallanuotista e studente universitario, a dicembre 2012 è stato colpito da un tumore al linfonodo sottomandibolare.  Giulio ha trasformato questa sua brutta esperienza in un bel  progetto nelle scuole: “gli orti didattici” che promuove la riqualificazione delle aeree verdi negli istituti e educa i ragazzi al contatto con la natura.