Dimmi quello che già penso e ti dirò chi sono.

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Continuiamo la nostra ricerca sulle bufale pubblicando l’articolo di Walter Quattrociocchi, Coordinatore del CSS Lab presso l’IMT – School for Advanced Studies di Lucca che a sua volta parte da uno studio recentemente pubblicato dalla National Academy of Sciences of the United States of America.

Il nostro interesse si sta infatti lentamente spostando dalle ragioni per le quali molti leader politici populisti costruiscano le loro fortune creando, diffondendo o cavalcando le bufale alle ragioni, molto più profonde ed interessanti, in base alle quali le bufale (o fake news) si propagano con così tanta facilità e rapidità anche grazie ai social network.

Dalla lettura di questo articolo apprendiamo, quindi, dell’esistenza del cosiddetto effetto echo chamber (fenomeno di amplificazione di un’idea grazie alla sua diffusione in un sistema chiuso, ndr) sotto la spinta del confirmation bias(tendenza a discutere all’interno di sistemi chiusi di informazioni che già si conoscono, ndr) – che abbiamo analizzato in un nostro post precedente.

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L’immagine è presa da https://quelchenonsapevi.it

Scopriamo dunque che leggiamo le notizie esattamente come lavoreremmo ad un puzzle, alla ricerca cioé di quelle i cui tratti, più di qualsiasi altra, combaciano con il disegno che già stiamo tracciando. Le tessere che si conformano a questo disegno le scegliamo, le altre le scartiamo.

Se poi inseriamo questo meccanismo personale induttivo di asseverazione di una qualsiasi notizia non altrimenti verificata verso ciò che già crediamo o ci piace credere nella spirale vorticosa dei meccanismo virale dei social network e lo associamo alla millenaria esistenza di preconcetti e pregiudizi ecco spiegato come sia così facile che una bufala potenziale si trasformi molto rapidamente in una bufala reale. Come la calunnia da venticello si possa trasformare, sui social network, in un vero e proprio tornado, in grado di sradicare la verità, il buon senso, l’intelligenza e la supposta razionalità delle persone.

La buona notizia è che, per contrastare questo fenomeno, non esiste un antidoto ancora sconosciuto da scoprire o un apparecchio miracoloso ancora da inventare. Basterebbe talvolta ricordarsi che abbiamo un cervello. E poi farlo funzionare.

Buona lettura!

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Un 8 marzo per tutte le donne, davvero

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Laura Coccia, in occasione dell’8 marzo, porta l’attenzione su quelle donne che troppo spesso ci dimentichiamo. Dalle mamme coraggio che hanno la responsabilità (e il peso) delle cure per le persone disabili, e le ragazze e donne disabili che devono confrontarsi ogni giorno con un modello stereotipato di bellezza e successo femminile.

C’è una nuova generazione di donne con disabilità che ha preso in mano la propria vita così com’è e ha trasformato quello che tutti considerano una debolezza in un punto di forza. Penso a Bebe Vio che ha portato le sue cicatrici in passerella per indossare uno splendido abito Dior, Giusy Versace che ha ballato in TV con le sue protesi. Donne incredibili che sono andate “oltre”. Ora dobbiamo riuscire a portare il loro esempio anche in tutte quelle case dove abitano ragazze nate disabili, che si sentono schiacciate e inadeguate ad avere un ruolo sociale perché è tutta la vita che combattono e si sono stancate. È difficile nascere donne e disabili, perché non conosci l’alternativa, non sai cosa hai “perso” (per usare le frasi dei normodotati) e non sai cosa devi andare a cercare.

Qui l’articolo completo.

Alla scoperta dell’origine delle bufale

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“Perché le bufale – o fake news – incontrano oggi, anche grazie alla moltiplicazione della loro eco sui social network, uno straordinario seguito?  

di Lucia Urciuoli

Perchè un numero crescente di persone – nessuno di noi è del tutto immune da questo virus – cerca continuamente ed esclusivamente prove che confermino le loro convinzioni e trascura quelle contrarie ad esse anche a costo di esporsi al rischio di contribuire alla diffusione di errori, calunnie, manipolazione delle opinioni, pregiudizi antiscientifici, conformismo?

Che ruolo giocano i social network nel moltiplicare gli effetti di una notizia falsa anche piccola ma che, dopo essere entrata nel vortice del reposting puo’ trasformarsi molto rapidamente e pericolosamente in una balla spaziale?

E qual è, infine, il vaccino a cui ricorrere per fermare l’epidemia?

Forse, oltre che farsi venire il sangue agli occhi davanti ai produttori seriali di bufale, vale la pena perdere qualche minuto a leggere la molta letteratura anche scientifica che affronta una delle cause principali del fenomeno, il cosiddetto “autoinganno cognitivo”, la naturale tendenza alla ricerca o all’interpretazione, cioé, di prove in modo che siano favorevoli a credenze, aspettative, pregiudizi o ipotesi del soggetto interpretante.

Cominciamo questa nostra ricerca alla scoperta della “madre di tutte le bufale ” ripubblicando un interessante articolo apparso recentemente sulla rivista New Yorker .

 

Immagine in evidenza “The vaunted human capacity for reason may have more to do with winning arguments than with thinking straight.Illustration by Gérard DuBois”

Cosa c’è dietro al conflitto tra tassisti e Uber?

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Scontro-tra-uber-e-i-taxi-RomaQuesta settimana la Capitale sta vivendo giornate caotiche per la massiccia protesta dei tassisti. La vicenda è annosa e va avanti da diversi anni e si acuisce ora che il Governo, accusano gli autisti, sta per varare delle norme verso la deregolamentazione (e quindi a favore di servizi alternativi come Uber, sempre a detta degli autisti).

Il pezzo di Corrado Truffi per iMille.org è del 2014, ma vogliamo riproporlo su Spazio x Roma perchè è ancora molto attuale e tratta in maniera obiettiva i principali nodi ancora irrisolti. Al di là degli schieramenti in campo, occorre approfondire il quadro per poter giungere a un sistema di regole condiviso per governare il fenomeno puntando agli obiettivi di miglioramento della qualità dell’offerta e del servizio.

Il conflitto fra UberPop e i tassisti milanesi [e oggi di tutta Italia] ha molto a che fare con l’idea di beni comuni. E mette in evidenza gli strani paradossi che le potenzialità delle nuove tecnologie abilitanti creano fra stato, mercato, tassazione, regolazione, volontariato, socialità e terzo settore. Forse ci stiamo avviando verso un modello di economia diversa senza accorgercene. C’è materia per economisti e studiosi di scienza delle finanze, in questa storia.

Qui per leggere l’intero pezzo “La vicenda Uber, tra business, solidarietà e condivisione”.

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Stadio della Roma, cosa si sarebbe dovuto fare e cosa si può fare?

Immagine dello stadio della Roma a Tor di Valle

E’ finita così, con un colpo di carta bollata, una storia emblematica per la città di Roma, quello del progetto dello Stadio della Roma di Tor di Valle. Più dei ragionamenti urbanistici, delle riflessioni strategiche, delle valutazioni economiche ha potuto la Soprintendenza; nella città della rendita privata ha vinto il veto. Eppure, qualcosa si potrebbe fare per l’interesse collettivo della città.

di Massimo Cardone

Immagine dello stadio della Roma a Tor di ValleAl di là del merito del vincolo sulle tribune del vecchio ippodromo dell’architetto spagnolo Julio Lafuente, questa lunga storia racconta dell’incapacità di una città decadente di farsi artefice del proprio destino, pachiderma spiaggiato in un mondo che viaggia veloce e che quando passa per la Capitale riesce a portare solo scompiglio.

Questa storia ci lascia in eredità uno spunto di riflessione molto importante, che non riguarda le cubature, la densificazione, la tutela del paesaggio, il consumo di suolo, le opere a scomputo, l’architettura più o meno accattivante, ma il significato stesso di interesse pubblico nella città contemporanea; ovvero il quesito se il nostro sistema istituzionale sia ancora in grado di pensare e costruire una città che sappia tutelare gli interessi dei suoi cittadini all’interno di processi di trasformazione a motore fondamentalmente privato. Il fallimento di questa vicenda risiede infatti tutta nell’incapacità politica e amministrativa di guidare un processo di cambiamento della città piuttosto che subirlo e rincorrerlo; e alla fine, la politica dei paletti, spesso posti in maniera attenta nel tentativo di arginare un interesse privato che decide e orienta l’urbanistica romana e di garantire l’interesse comune, si è scontrata con il vincolo, il paletto per antonomasia, quello che dice “non si costruisce più niente”, come un arbitro intervenuto a mettere fine ad una bagarre in campo, tutti intenti a sferrare i propri colpi, spesso al limite della correttezza.

L’area di Tor di Valle forse non era il sito migliore per questo nuovo sviluppo urbano; o meglio, forse lo sarebbe stato in un altro tempo, in un altro contesto, in un’altra città, ma non a Roma, dove grandi opere di pubblico interesse dovrebbero essere utilizzate per garantire rigenerazione di contesti realmente degradati e bisognosi di interventi strutturali che abbiano ricaduta diretta su ambiti cittadini consolidati e non su aree ancora da infrastrutturare. Non è un caso che a Milano, che oggi rappresenta un riferimento non solo per l’Italia nel campo dello sviluppo urbano, si sia investito nel centro città con un progetto (anche quello a capitale privato) su Porta Garibaldi con il risultato di aver dato un nuovo assetto ad un quadrante di città irrisolto e una nuova immagine alla città meneghina. Non è questo il senso di fare il bene di una città, lavorare nelle sue ferite con progetti di rigenerazione capaci di portare servizi e riqualificazione, nel campo pieno degli interessi privati, dello sviluppo sostenibile e con capitali privati?

Ma la citazione forse più calzante e più interessante è sicuramente quella dello stadio di Monaco di Baviera, l’Allianz Arena, il nuovo avveniristico e modernissimo tempio del calcio bavarese realizzato nel 2005 in vista dei Campionati mondiali del 2006 (si, quelli che ha vinto l’Italia). Il nome della struttura non lascia dubbi sul tipo di capitale utilizzato, eppure il processo adoperato per arrivare alla scelta dell’area e alla soluzione urbanistica e architettonica ci dovrebbe far pensare: per individuare il sito dove realizzare il nuovo stadio di Monaco, che avrebbe sostituito il vecchio complesso olimpico (quante similitudini), fu svolto un referendum cittadino e per la scelta della migliore soluzione architettonica e urbanistica è stato indetto un concorso di progettazione internazionale che ha selezionato l’interessantissimo progetto degli architetti svizzeri Herzog & De Meuron.

E a Roma? Che cosa si sarebbe dovuto fare o cosa si potrebbe ancora fare? Se esiste un privato che ha ancora interesse ad investire nella nostra città, si bandisse una manifestazione di interesse per individuare l’area; ne esistono molte, in zone semi centrali della città, dove l’inserimento di un impianto complesso come quello dello stadio potrebbe essere motore di rigenerazione e riqualificazione urbana: penso all’area Italgas a Ostiense o alle aree dell’ex SDO a Tiburtina; e poi, individuate 3 o 4 aree, si chiedesse ai proprietari di presentare dei progetti da valutare in base ai benefici reali che potrebbero portare su quelle parti di città.

E’ possibile fare gli interessi della città, in un sistema di libera concorrenza, di valorizzazione delle risorse esistenti, nella piena trasparenza. Servono regole che tutelino l’interesse collettivo delle nostre città, servono regole per la partecipazione perché le trasformazioni di una città siano condivise dai propri cittadini, serve una legge per l’Architettura e per la Città. Non è troppo tardi.

 

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Le periferie italiane come motore di una nuova rinascita

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In italia, le nostre periferie, al netto delle difficoltà, stanno diventando nuovi spazi di sperimentazione e, perchè no, rinascita. E proprio queste caratteristiche possono divenire il migliore argine per la nascita e crescita di fenomeni terroristici. Su Vita.it una interessante riflessione sulla diversità e sul diverso ruolo delle periferie in Europa.

Qui il diaologo di Stefano Arduini con Mario Abis consulente del Piano città presso la Presidenza del Consiglio.

 

 

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Roma, il mestiere da riconquistare: essere Capitale, moderna ed europea.

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Estella Marino pubblica sul sito de “iMille” un’interessante riflessione su Roma Capitale e sulla necessità di riscoprire il mestiere di essere capitale, moderna, europea.

“Allora proviamo a dare un orizzonte verso cui allineare le soluzioni di questi quattro nodi: qual è la vocazione di una città come Roma, sulla quale determinare anche un possibile sviluppo economico?
Inutile cercare lontano, la vocazione di ciascuno in fondo è quello che si ha nel dna, che indubbiamente per Roma è quello di essere Capitale. E’ un dato di fatto, da oltre qualche migliaio di anni, pause incluse, nel bene e nel male. La sfida oggi è quella di diventare una capitale moderna che, nella competizione globale delle città, si traduce in una sfida culturale ed economica.
Gli asset positivi di Roma li conosciamo, sono il patrimonio storico-archeologico, un immaginario storico evocativo che si respira dentro e nei tanti siti fuori le mura, la posizione baricentrica nel Mediterraneo, un clima invidiabile (cambiamenti climatici permettendo), l’essere il fulcro di due Stati (quello Italiano e quello Vaticano) e sede di innumerevoli organizzazioni europee ed internazionali, di numerosissime università di livello internazione e di centri di ricerca; conservare un paesaggio che si dipana fino a quello agricolo (è anche uno dei più grandi comuni agricoli europei), al mare e alle montagne, e avere di fatto una cultura tendenzialmente accogliente.”

Il pezzo per intero qui.

L’anti-welfare a 5 Stelle, nulla è casuale

Manifestazioni contro i tagli al welfare delle amministrazioni 5 stelle

di Laura Coccia

Quando il Movimento 5 stelle si è opposto alla legge sul “Dopo di noi”forse  qualcuno si sarà stupito, forse qualcuno avrà pensato che fosse il frutto di un errore, un fraintendimento, una decisione estemporanea. In politica, però, nulla è casuale, men che mai, estemporaneo.

Il quadro si fa più chiaro se diamo un’occhiata alle amministrazioni comunali guidate dal Movimento 5 Stelle : il sociale è sempre il capitolo di bilancio da tagliare per fare cassa, nascondendosi dietro i problemi di contabilità, dietro le passate gestioni e cercando di spostare l’attenzione su non meglio definiti “altri”.

I primi in ordine di tempo a pagare il prezzo del welfare a 5 stelle sono stati i bambini disabili di Bagheria e le loro famiglie che nel settembre 2014 si sono visti azzerare l’assistenza (dai trasporti all’assistenza igienico personale) , il Comune diffuse, in seguito, un comunicato che lasciava intendere che alcune famiglie avessero richiesto e ottenuto il servizio senza averne i requisiti. Solamente a marzo 2015 e dopo varie sentenze del Tar i bambini iniziarono ad avere assistenza e trasporti.

A Civitavecchia l’amministrazione 5stelle, a metà stagione sportiva, ha cancellato il contributo per dare la possibilità ai ragazzi con disabilità intellettivo-relazionale di avere corsi gratuiti di nuoto che sviluppavano le loro abilità e favoriscono la socializzazione. Grazie all’associazione E-sport-abile sono stati messi in moltissime attività commerciali dei grandi salvadanai per raccogliere contributi dai cittadini e consentire ai ragazzi di continuare i corsi. In poco tempo sono stati raccolti circa 15.000€. I cittadini hanno, quindi, smentito l’amministrazione: per loro quel corso era una priorità, per l’amministrazione un orpello cancellabile.

Infine Roma, la Capitale dove Virginia Raggi si è presentata con lo slogan “nessuno deve rimanere indietro”. Bello, bello, bellissimo, suona proprio bene! A settembre e ottobre 2016, però, i bambini disabili della Capitale sono rimasti senza assistenza e in III Municipio nella scuola Montessori si dà vita alla protesta collettiva di tutti i genitori  “se esce uno, usciamo tutti”.

Nei giorni successivi la Sindaca Raggi annuncia trionfale di aver risolto il problema stanziando 9 milioni di € (concetto ribadito in TV anche da Luigi Di Maio) tralasciando il dettaglio che quei soldi fossero su tutto il sociale, mentre per l’assistenza scolastica dei bambini disabili i fondi fossero poco più di 3.

Mentre i bambini disabili e i loro genitori lottavano per i loro diritti, gli oltre 100 ragazzi con disabilitá intellettivo-relazionale del Progetto Filippide, una delle eccellenze italiane, hanno dovuto manifestare in Piazza del Campidoglio per vedersi ricononosciuto il piccolo contributo comunale per svolgere l’attività sportiva con operatori qualificati e il trasporto da casa ai campi sportivi.

Il 2017 di Roma si apre con un nuovo taglio alle ore di assistenza in XIV Municipio. Mentre la Sindaca festeggiava trionfalmente l’approvazione del bilancio, il suo partito presentava un ordine del giorno in cui si afferma che per l’assistenza scolastica dei disabili in quel territorio si spende troppo. Quindi? Quindi si taglia l’assistenza. Il prezzo lo pagano gli studenti, le famiglie e i lavoratori.

Nulla è casuale, il quadro diventa giorno dopo giorno, sempre più chiaro. I Cinquestelle arringano le folle riempiendosi la bocca di slogan come “reddito di cittadinanza”, mentre all’atto preatico, stanno praticando un inspiegabile quanto doloroso “anti-welfare.

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Chi ha votato per la Brexit?

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Una analisi della BBC ha rivelato che il voto a favore della Brexit è stato determinato da elettori con livelli bassi di istruzione. Tenendo in considerazione che la stragrande maggioranza delle università suggeriva direttamente o indirettamente di votare “Remain”, questo studio offre importante materiale di riflessione sulla sfiducia tra gruppi con diverso livello di istruzione.

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I primi giorni di The Donald tra sostanza e forma

Prima firma di Donald Trump

di Lucia Urciuoli

In poco più di una settimana dal suo insediamento Donald Trump ha già smentito chi sperava che tra toni e modi usati dal magnate sino ad ora ed in campagna elettorale e il suo “stile presidenziale” ci sarebbe stato un avvicinamento ad un modello più sobrio ed istituzionale.

Non è accaduto. E di sicuro non accadrà nel prossimo futuro a meno che Trump non riceva rapidamente e chiaramente, all’interno degli Usa e nel mondo, risposte e reazioni convincenti.

Il danno, la beffa e il caos : la sostanza

Quanto alla sostanza Trump è salito sul trattore e ha ingranato la marcia in avanti su quasi tutte le questioni al centro della sua campagna con l’obiettivo di” spianare” immediatamente i suoi oppositori più che convincere e ottenere consenso. In materia di relazioni internazionali ha esplicitato il progetto di dividere il confine tra USA e Messico con un muro (il danno) da costruirsi a spese dei messicani (la beffa) anche se non si capisce davvero bene come (il caos).
Poi ha ricevuto come primo capo di Governo straniero l’inglese Theresa May (la beffa, alla UE) per esprimere il suo appoggio ad una “Hard Brexit” che faccia a pezzi quel poco che rimane dell’Unione Europea (il danno) e sancisca il ritorno ad un mondo nel quale gli Usa possano ambire a regolare in maniera unilaterale i temi globali :terrorismo, immigrazione, cambiamenti climatici, commercio (il caos).
Infine ha sospeso il programma per i rifugiati e vietato l’ingresso a tutti i siriani fino a nuovo ordine e per 90 giorni ai cittadini di Iran, Iraq, Yemen, Somalia, Sudan e Libia (il danno) generando il panico negli aeroporti di tutto il mondo e licenziando in tronco Sally Yates, la Procuratrice generale che si è rifiutata di difenderlo (la beffa) con un ordine esecutivo peraltro talmente mal scritto e pieno di lacune applicative da aver scatenato, oltre alle proteste, anche le impugnazioni da parte di giudici federali ed alcuni stati (il caos).

Una parentesi: dei 19 dirottatori delle Torri Gemelle 15 provenivano dall’Arabia Saudita, due dagli Emirati Arabi Uniti, uno dall’Egitto e uno dal Libano.  Nessuno di questi Paesi è nella lista dei 7.  Cosa c’entra tutto questo con il terrorismo?

Sul fronte interno, per saldare subito il suo debito con la destra  fondamentalista cattolica ed apponendo all’ennesimo Executive Order presidenziale una delle sue oramai note e inquietanti firme (guardate la foto e contattate pure un grafologo di vostra conoscenza) The Donald ha escluso dal supporto nazionale le ONG che nel mondo realizzano programmi di informazione sull’aborto (qui, danno, beffa e caos si fondono).

Con un altro Executive Order (si legga l’articolo dell’Agi che elenca tutti quelli sino ad oggi adottati) Trump ha sollecitato il segretario alla Salute e i dipartimenti governativi a “rinunciare, rinviare, concedere deroghe o ritardare l’attuazione” (il caos e la beffa)  di tutte quelle nome che su questa materia impongono oneri fiscali sugli stati, le società o gli individui” primo colpo al nemico giurato di sempre, l’Obama-care (il danno) che ha introdotto negli Usa elementi universalistici di sostegno nazionale in tema di salute e welfare.

Con altri Ordini, infine, ha ridato il via libera alla realizzazione di un oleodotto in pieno territorio Sioux (il danno) e alleggerito il sistema di controlli preliminari per la loro realizzazione (il caos). Il messaggio è chiaro: macchina indietro su tutta la politica, nazionale ed internazionale, di Obama in materia di territorio, energie alternative e clima, mano tesa a costruttori e petrolieri, altro pilastro del sistema di potere e consenso di Trump (la beffa) .

Tweet e ordini esecutivi: la (non) forma

Dimenticatevi la complessità e bellezza del sistema ordinamentale e delle regole di funzionamento del potere negli Stati Uniti, i pesi, i contrappesi, il confronto aspro ma corretto tra poteri, Trump parla  con i tweet (come un Dibba qualsiasi) e governa con gli Ordini Esecutivi.

E quindi fissa e annulla vertici internazionali (quello con il Presidente del Messico Pena Nieto) con un tweet, replica alle critiche suscitate dal suo blocco dell’immigrazione con un tweet, risponde ai leader dell’opposizione sempre con un tweet. Tutto con un tweet: non c’è questione piccola o grande, di calibro mondiale o di inusitata leggerezza che per Trump meriti più di 140 caratteri e dei pochi secondi che bastano a comporli.

Con un Ordine Esecutivo (che ha forza di legge se la sua promulgazione specifica trae origine da una legge federale), il Presidente si rivolge ad uno o più funzionari o agenzie specifiche indicando il modo in cui compiere un certo incarico o gestire una specifica situazione. Nati per gestire le emergenze ed al centro di un ampio dibattito sul loro uso ed abuso, sembrano essere diventati in pochi giorni l’unico modo con il quale Trump, ignorando l’esistenza del Congresso, detta le regole e modella il nuovo modello istituzionale del suo “Impero”.

Insomma tutta la complessità dentro alle quali da secoli ha preso forma il potere degli Stati Uniti sciolta e dissolta nella “leggerezza”, brutalità, grossolaneria e provocatoria irritualità che è da sempre il marchio di Trump.

Le reazioni

Interlocutori nazionali ed internazionali si arrenderanno a questo cambio di passo ed al desiderio di Trump di giocare con nuove regole? Le critiche, le proteste spontanee  che in questo momento attraversano gli Usa sembrano far pensare di no per quanto riguarda il fronte interno, la “giovane” democrazia USA non sembra intenzionata a barattare secoli di civiltà giuridica in cambio delle promesse dell’”uomo forte”. Chi sembra balbettare, invece, è il resto del mondo, in particolare l’Europa che stenta sempre più a trovare una voce comune. L’apparizione della leadership così forte di Trump (pur nella sua follia) fa infatti apparire ancora più vistosamente l’assenza di una leadership comune europea altrettanto forte e quella che Trump le sta scampanellando sul viso sembra davvero essere l’ultima campanella: ora o mai più.

17 Obiettivi per il futuro che vogliamo

di Laura Coccia

Quest’anno la giornata Internazionale per i diritti dei disabili ci ricorda in maniera chiara e inequivocabile che lo sviluppo di una società è collegato alla sua capacità di includere le persone con disabilità.idpd-logo-rev-4-300

Il tema dei 17 Obiettivi per il futuro che vogliamo richiamano, infatti, i 17 obiettivi stabiliti dall’Onu per uno sviluppo sostenibile, di cui le persone disabili devono e vogliono essere parte integrante  e promotrice.

Il 2016 è anche un importante anniversario, uno di quelli nei quali si tracciano bilanci e programmi per migliorare: 10 anni fa veniva alla luce la Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con disabilità.

Un punto fondamentale per riportare al centro dell’azione politica e della programmazione dei 166 Paesi che l’hanno sottoscritta, l’attenzione per le persone con disabilità.

E in Italia?

Nel nostro Paese abbiamo imboccato #lastradadeidiritti, molti sono stati i passi in avanti, non senza alcuni momenti difficili come nel 2012, quando il Governo azzerò il Fondo di solidarietà in nome “dei tagli lineari.

In questi ultimi anni, però, abbiamo lavorato per riportare al centro le persone, le strutture e coloro che gli assistono e permettono loro di vivere con dignità, essendo parte del mondo che li circonda.

Noi ci stiamo provando, aumentando l’impegno soprattutto in due direzioni: quella del potenziamento dell’assistenza e quella dell’aumento degli strumenti di inclusione.

La strada da percorrere è ancora molta, occorre ancora lavorare molto soprattutto su un approccio culturale diffuso, che combatta lo stigma sociale che esiste attorno alle persone con disabilità.

Per l’Assistenza, tutelando i disabili, le loro famiglie e chi si prende cura di loro.

  • FONDO PER LA CURA DEI SOGGETTI CON DISTURBO DELLO SPETTRO AUTISTICO, istituito presso il Ministero della salute con una dotazione di 5 milioni di euro per l’attuazione della legge 134/2015, la norma che ha fissato Disposizioni in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie.”La legge si pone importanti obiettivi: dalla formazione degli operatori, alla costituzione di specifiche équipes, al sostegno alle famiglie, alla garanzia di strutture semiresidenziali dedicate fino alla promozione di progetti di ricerca riguardanti la conoscenza del disturbo dello spettro autistico e delle buone pratiche terapeutiche ed educative.
  • FONDO “DOPO DI NOI”, nasce nel 2016 con un finanziamento di 90 mln ogni anno, per l’assistenza e il sostegno ai disabili privi dell’aiuto della famiglia e agevolazioni per privati, enti e associazioni che decidono di stanziare risorse a loro tutela. La norma che «è volta a favorire il benessere, la piena inclusione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità». Per la prima volta nell’ordinamento giuridico vengono individuate e riconosciute specifiche tutele per le persone con disabilità quando vengono a mancare i parenti che li hanno seguiti fino a quel momento
  • FONDO DI SOLIDARIETA’ A TUTELA DEL CONIUGE IN STATO DI BISOGNO conta su una dotazione di 250mila euro per il 2016 che raddoppiano nel 2017. È rivolto al coniuge in stato di bisogno che non è in grado di provvedere al mantenimento proprio e “dei figli minori, oltre che dei figli maggiorenni portatori di handicap grave, conviventi”, nel caso in cui non abbia ricevuto l’assegno di mantenimento per inadempienza del coniuge che vi è tenuto.
  • FONDO NAZIONALE PER LE POLITICHE SOCIALI che vede un accantonamento di oltre 312 milioni di euro per il 2016 (e per i due anni a seguire).
  • FONDO PER LE NON AUTOSUFFICIENZE  è stato incrementato per il 2017 di 50 milioni di euro.(nel 2012 questa voce di bilancio era stata azzerata)

Favorendo l’inclusione partendo soprattutto dal mondo della scuola.

  • ISCRIZIONE A SCUOLE PARITARIE, dopo un’iniziale stanziamento del Maggio 2016 di circa 1.000 euro per ogni alunno con disabilità iscritto in una scuola paritaria, con la Legge di Bilancio 2017 è corrisposto un contributo alle scuole paritarie che accolgono alunni disabili, di 24,4 milioni di euro annui e la detrazione prevista per le spese di iscrizione a scuole paritarie sale da 400 euro a 640 euro per l’anno 2016, a 750 euro per l’anno 2017 e a 800 euro a decorrere dall’anno 2018.
  • 5 MILA INSEGNANTI DI SOSTEGNO STABILIZZATI in più grazie alla trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto.
  • PROGETTUALITÀ CONDIVISA DELL’AZIONE EDUCATIVA, finanziata attraverso 500 milioni di euro per le deleghe della Legge 107. In questo modo si potrà assicurare che tutti i soggetti, come scuola, famiglia, enti locali e ASL potranno concorrere, con i loro diversi ruoli, al percorso complessivo di inclusione, non solo scolastico.
  • ASSISTENTI ALLA COMUNICAZIONE, particolarmente rilevanti per gli alunni con disabilità sensoriali ma anche per quelli con forti limitazioni fisiche, affidati alla responsabilità delle Regioni