“Storie di cultura a Roma” – Di cosa parleremo, con chi e perché, il 28 marzo a Spazio x Roma

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Martedì 28 marzo con “Storie di cultura a Roma”, torna un nuovo appuntamento con Spazio x Roma, sempre dalle 19 alle 21,30, al “Salotto Palatino” in Via dei Cerchi 75 (è sempre lo stesso posto delle volte precedenti). E, come le altre volte, l’incontro sarà preceduto da un aperitivo (con la doppia possibilità “solo bere” o “bere e mangiare”) per consentire a tutti di conoscersi e chiacchierare).

Di cosa parleremo

Questa volta, come abbiamo anche anticipato, parleremo di cultura (e già vi anticipiamo che l’appuntamento di aprile sarà dedicato alle storie di chi a Roma si occupa di formazione, istruzione e ricerca*).

Lo faremo facendo raccontare direttamente dai loro protagonisti le storie e le esperienze di chi ogni giorno a Roma la cultura la produce, la mette in scena, la conserva, la rende fruibile, in un museo o un’area archeologica, in una biblioteca o libreria, in un teatro, per strada, magari anche nel salotto di casa sua o in un qualsiasi altro luogo possibile e immaginabile.

Con chi

Ascolteremo le storie di EP Studio, Sguardo Contemporaneo , Teatro Patologico, Ottavo Colle, Arsity, Quinte Parallele dei Progetti “Roma nel Cinema” e “Arte per tutti” e parleremo anche con Anec Agis del Lazio  , con Maria Teresa di Sarcina del Museo Nazionale Romano e di alcuni dei talenti creativi romani la cui storia è raccontata nella nuova edizione del progetto Storie di creatività e d’autore .

Non è stato difficile trovare belle storie da raccontare, perché Roma è straordinariamente ricca e, malgrado le difficoltà che anche questo settore sta vivendo, resta una capitale mondiale della cultura ricca e attraente. E, oltre alle storie da noi ricercate, siamo felici di aver ricevuto un gran numero di proposte e candidature, tanto che a quelle arrivate ultime in ordine di tempo siamo stati costretti purtroppo a rinunciare (ci scusiamo di nuovo con chi ci ha scritto, organizzeremo in un prossimo futuro un nuovo incontro su questo tema).

Perché

Partendo da esperienze concrete, vogliamo capire qual è lo stato di salute di Roma se lo misuriamo con il termometro dell’arte e della cultura e, soprattutto, quali fermenti si muovono nella nostra città. Storie tutte diverse tra loro ma che, ciascuna in maniera differente, chiamano in causa anche il ruolo delle politiche pubbliche per la cultura delle istituzioni nazionali e, in questo caso soprattutto, cittadine.

Il patrimonio di arte e cultura che Roma possiede è un tesoro che in fondo – lo abbiamo ricordato tante volte – ci casca tra le braccia senza aver fatto nulla per meritarcelo, siamo fortunati, lo abbiamo ricevuto in dono ed in custodia da secoli di storia. Salvaguardarlo, tutelarlo sempre con l’obiettivo di renderlo visitabile e fruibile per tutti e nelle migliori condizioni possibili e arricchirlo ogni giorno favorendo lo sviluppo e la crescita delle espressioni delle culture della contemporaneità è giá di per sé un programma di governo per chi questa cittá la amministra.

Fare politiche pubbliche e cittadine per la cultura significa tante cose ma prima di tutto significa lavorare per continuare a offrire a Roma la possibilitá di trasformare, a vantaggio dei suoi abitanti e anche delle sue imprese, la sua Grande Bellezza e il suo Grande Talento Creativo anche in Grande Ricchezza. Ricchezza da condividere con tutto il mondo e in primo luogo tra i cittadini romani.

Significa in concreto realizzare, di concerto con lo Stato, costanti attivitá di conservazione programmata dei beni storico-artistici, rendere fruibili i luoghi e gli spazi affidandoli ad una gestione che sia in grado di offrire servizi a cittadini e turisti, generare profitti e garantire condizioni di accessibilità a tutti, strutturare modalitá di visita e fruizione in grado di rispondere ai gusti ed alle esigenze di tutti i pubblici e di creare quelle “esperienze” che sempre di più i viaggiatori premiano (si pensi solo al “Viaggio nei Fori” inventato da Piero Angela o alla esperienza di Realtà Virtuale grazie alla quale da qualche settimana nella Domus Aurea si può camminare nella Casa di Nerone proprio come se fossimo stati lá nel primo secolo Dopo Cristo). Non dimenticando mai che un’analoga attenzione ai linguaggi espressivi dell’arte contemporanea è altrettanto importante e necessaria.

Significa allo stesso modo strutturare un cartellone ampio e ricco di appuntamenti culturali, attraverso la gestione diretta delle istituzioni culturali pubbliche (l’Opera, il Teatro di Roma e gli altri teatri comunali), il sostegno di quelle private (una su tutte il RomaEuropaFestival), la capacitá di attrarre sponsor privati per la realizzazione di eventi di caratura mondiale e l’impulso al circuito dell’offerta culturale alternativa e sperimentale. Un cartellone integrato che è dovere della cittá andare a promuovere nel mondo per orientare verso Roma flussi turistici importanti, come fanno Parigi,Vienna o Lisbona. Significa alimentare la produzione di audiovisivo nella città in cui, grazie a Cinecittà, sono state scritte pagine memorabili della storia del cinema e garantire, inoltre, una politica per l’uso degli spazi per la cultura che non solo arresti la progressiva chiusura di molti degli spazi storici ma, al contrario, favorisca l’apertura di teatri, cinema, biblioteche, laboratori.

Significa, infine, avere sempre un occhio attento verso tutte le esperienze e le realtà, piccole e grandi, pubbliche e private, che ogni giorno a Roma creano, diffondono e fanno fruire di arte e cultura, quelle che attraverso la cultura realizzano obiettivi di inclusione e innovazione sociale, creano nuova impresa, nuovi pubblici, nuova ricchezza e nuovo dinamismo.

Tutte quelle esperienze simili a quelle che racconteremo il 28 Marzo. Venitele ad ascoltare.

 

*ps: siamo già al lavoro per l’organizzazione dell’incontro di Aprile su formazione, istruzione e ricerca. Anche in questo caso scriveteci proponendo le storie che vi piacerebbe raccontare o ascoltare.

 

 

Vivere meglio a Roma? proviamoci con le app per la mobilità

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Nel nostro secondo appuntamento su come vivere a Roma grazie a servizi online e app, stavolta vogliamo provare cosa si offre a chi ha bisogno di spostarsi a Roma, città come noto dalla mobilità non proprio scorrevolissima e priva di una rete sotterranea estesa (che è la salvezza per le altre metropoli). Dei biglietti senza caccia alle monete o ai tabaccai abbiamo già parlato. Ora passiamo al problema successivo: salire sopra a un bus o a un tram.

Roma è una delle poche grandi città del mondo (e anche d’Italia) che non ha la tabella oraria degli arrivi alle fermate dei bus, i tempi di arrivo e di attesa sono quindi ignoti agli utenti. Sorvoliamo sui motivi (traffico eccessivo, corsie preferenziali che non lo sono, e così via) e passiamo alla soluzione tecnologica attuata dal sindaco Veltroni qualche anno fa (le paline elettroniche) e ora disponibile sul nostro smartphone grazie agli open data.

L’Atac infatti da anni mette in rete la posizione dei propri mezzi (collegati in GPS) consentendo agli sviluppatori di creare app che forniscono i tempi di arrivo previsti dei bus (e dei tram). E fornendone anche una propria, anzi due: Muoversi a Roma, che da’ anche informazioni sui percorsi ottimali e altro ed è realizzata da Roma Servizi per la Mobilità (ora divisa da Atac) ed una propria, Viaggia con Atac (non disponibile al momento per iPhone), più essenziale, comunque con i tempi di attesa per le fermate, la ricerca della fermata in cui siamo e informazioni sulle linee.

Altre app sono forse più versatili e semplici nell’utilizzo, come Roma Bus, sviluppata da una start-up che si chiama simpaticamente MeMovo. Inserendo il numero della palina o facendolo cercare col GPS si ottiene l’elenco degli arrivi, con numero fermate di distanza e tempo stimato per ogni linea. Se il bus che stiamo aspettando è troppo lontano possiamo quindi scegliere un percorso alternativo, magari più lungo ma con meno attese.

E’ meglio però  non approfittarne per andare al bar vicino a prendere qualcosa nell’attesa, perché, come mi hanno informato persone di Servizi per la mobilità, le posizioni dei mezzi sono, per una serie di motivi, frequentemente stimate, quindi il tempo di attesa potrebbe essere inferiore e potremmo perdere il tanto atteso bus.

Non è la soluzione decisiva per la programmazione degli spostamenti, ma almeno diminuisce il nervosismo dell’attesa e consente anche di saltare il bus strapieno che arriva e attendere il prossimo.

Sono app abbastanza note tra gli utenti assidui, inclusi i lavoratori stranieri che, come noto, sono tra i principali utilizzatori della rete urbana di Roma. Purtroppo né Roma Bus né Muoversi né Viaggio con Atac né altre app a nostra conoscenza sono in inglese o in altre lingue, e quindi non sono utilizzabili o quasi per i turisti, altri grandi utenti della rete Atac, che meriterebbero maggiore attenzione.

Alternativa tradizionale ai mezzi pubblici sono i taxi e anche qui c’è una app molto pubblicizzata (MyTaxi), che vorrebbe essere forse una risposta ad Uber ma, in presenza dei vincoli e regolamenti del servizio, non fornisce vantaggi decisivi rispetto alla normale prenotazione telefonica. Consente comunque di prenotare un taxi conoscendo in anticipo la sua localizzazione, di seguire (con il GPS del taxi) il suo percorso di arrivo e ricevere una notifica push quando è sotto casa o ufficio. Forse anche più utile la possibilità di pagare con carta di credito o PayPal, spesso non possibile in taxi (a parte Samarcanda).

Poi c’è Uber, ma qui sarebbe necessaria una trattazione a parte.

Si passa quindi all’altra alternativa, il mezzo privato a 4 o 2 ruote che, ormai dal 2013, anche a Roma può essere utilizzato solo quando serve, in “sharing”. Dopo l’apripista Car2Go, che più o meno tutti conoscono, sono arrivati altri operatori, e siamo arrivati a 2 servizi con auto, 2 con moto ed 1 con minicar elettrica.

Quindi: Car2Go con Smart solo a 2 posti (a Milano anche a 4, probabilmente arriverà anche a Roma), Enjoy con Fiat 500 a 4 posti e scooter Piaggio MP3, Zig Zag con scooter Yamaha sempre del tipo con 2 ruote anteriori (soluzione più stabile e preferibile a Roma per utenti non esperti, considerando strade, buche e sampietrini), Share’nGo con minicar elettriche a 2 posti. Il costo è al minuto e non si discosta di molto tra i vari gestori, tra i 24 e i 29 centesimi. A parità di durata del percorso si spende meno che col taxi e di più che col mezzo pubblico, anche se in due e percorso breve la differenza si accorcia. Per un classico percorso romano di 30-40′ il costo è tra i 10 e 12 €.

L’utilizzo è simile e ovviamente si fa tutto con la app di ogni servizio e le credenziali fornite: si individua l’auto o la moto più vicina, la si prenota (o la si prende subito se siamo per strada vicini al mezzo), si entra e si fa partire fornendo i nostri codici di accesso tramite app e si parte. Alla fine del percorso bisognerà parcheggiare secondo le regole, ma le strisce blu sono gratis, grazie ad una convenzione con il Comune. In alcuni casi sono previsti anche parcheggi convenzionati (come Enjoy alla stazione Termini o al Galoppatoio). Gli scooter hanno a disposizione 2 caschi di misura media e un set di “bandane” usa e getta per indossarli.

Dal nostro breve racconto si intuiscono subito i limiti di questa per altri versi eccellente soluzione: tutto va bene se nelle vicinanze c’è un mezzo disponibile e se quando non serve più si trova un parcheggio con ragionevole facilità. La disponibilità dipende dalla appetibilità del luogo in cui siamo (qualcun altro dovrebbe essere arrivato lì), e il parcheggio agevole dalla nostra destinazione. Lo scooter può essere in molti casi l’alternativa vincente, come in parte anche la minicar (che può utilizzare i parcheggi per moto. A salire come difficoltà la Smart e la 500.

Altro limite è la copertura sul territorio, che non copre tutto il territorio fino al GRA. Diversi quartieri periferici con molti uffici non sono coperti. Parcheggiando fuori zona si pagano penali variabili da gestore a gestore, ma sempre salate. Il mezzo comunque avverte che siamo in zona non coperta.

Da alcuni mini-test vicino a casa mia (zona centro), la disponibilità è sempre stata tra buona e discreta, a volte a 300 m o meno, a volte intorno ai 700 m o più, comunque cercando su più gestori (consigliabile registrarsi su più di uno) un mezzo raggiungibile a piedi si trovava sempre. L’iscrizione è gratuita per tutti, tranne che per Share’nGo, che però con 10 € di iscrizione fornisce già 30′. Altre particolarità per questo gestore che ha vetture elettriche (e quindi sarebbe da preferire, se ci muoviamo in due) è la verifica dello stato delle batterie e la riduzione della tariffa nel caso di sosta durante il noleggio (non si consuma la preziosa carica).

La necessità di trovare un parcheggio per “liberarsi” dell’auto (e smettere di pagare) appare comunque nella situazione di Roma la criticità principale, e difatti da quello che vediamo in giro viene risolta con parecchia creatività dagli utilizzatori.

Ultime avvertenze: sono comunque noleggio auto/moto, occorre quindi leggere attentamente le condizioni, per esempio la franchigia in caso di incidente provocato da noi, la responsabilità verso i terzi, l’obbligo di essere noi alla guida ecc.

In sintesi una buona soluzione, che potrebbe diminuire in prospettiva il parco circolante record di Roma, concorrenziale con l’auto propria come costo di gestione se usato assieme al mezzo pubblico nelle situazioni ordinarie. In molti casi può sostituire la seconda o terza auto, oltre ad essere utile per chi sta a Roma per brevi periodi. Per affermarsi ancor di più i mezzi dovrebbero essere più numerosi e soprattutto l’area di copertura maggiore, e i costi più bassi, con sconti a salire. 

Il 28 Marzo parliamo di Cultura!

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Martedì 28 marzo torna un nuovo appuntamento con Spazio x Roma, sempre alle 19 al “Salotto Palatino” in Via dei Cerchi 75 (è sempre lo stesso posto delle volte precedenti).

Questa volta parleremo di Cultura. Ne parleremo raccontando le storie e le esperienze di chi ogni giorno la produce, la mette in scena, la conserva, la rende fruibile, in un museo o un’area archeologica, in una biblioteca o libreria, in un teatro, per strada magari anche nel salotto di casa sua o in un qualsiasi altro luogo possibile ed immaginabile.
Anche questa volta vi chiediamo di partecipare come sempre e di indicarci storie da raccontare su chi “fa cultura” a Roma.
Anche piccole realtà con potenziale di crescita. Insomma, le cose che conoscete e che vi piacerebbe ascoltare e far conoscere ad altri.

Partendo da esperienze concrete, vogliamo capire qual è lo stato di salute di Roma in questo settore e soprattutto quali fermenti si muovono nella nostra città.

Scriveteci a spazio@spazioxroma.it indicandoci chi secondo voi potrebbe intervenire, magari con i contatti e un referente.

Allora, ci vediamo Martedì 28 marzo , sempre dalle 19 alle 22, al “Salotto Palatino”, Via dei Cerchi 75,  stessa formula con aperitivo (che, con la doppia possibilità “solo bere” o “bere e mangiare” e grazie alla collaborazione con Spazio Palatino serve anche a sostenere le nostre iniziative) e spazio per le realtà che verranno presentate.

 

L’immagine è presa da qui

La MappaRoma della settimana: impianti sportivi, salute, sicurezza e centri anziani

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Con MappaRoma vediamo la presenza di servizi ai cittadini, come impianti sportivi, strutture sanitarie (ospedali, ambulatori e case di cura), presìdi della sicurezza (sedi delle forze dell’ordine) e centri anziani.

di Federico Tomassi

Mapparoma mostra le disuguaglianze e le polarizzazioni romane, utilizzando dati in formato aperto con il dettaglio delle 155 zone urbanistiche in cui sono suddivisi i Municipi. Abbiamo già accennato alla distribuzione nei quartieri di alcuni servizi pubblici e privati e dell’occupazione e disoccupazione. Questa volta vediamo la presenza di altre tipologie di servizi, che, in forma diversa, concorrono a formare la qualità della vita dei cittadini: gli impianti sportivi, le strutture sanitarie (ospedali, ambulatori e case di cura), i presìdi della sicurezza (sedi delle forze dell’ordine) e i centri anziani. Rappresentano quindi risposte ai fabbisogni espressi dai cittadini di benessere, salute, sicurezza e tempo libero, sia in ambito pubblico e collettivo che in ambito privato.

 

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Clicca sulla mappa per ingrandire l’immagine.

In particolare, di impianti sportivi pubblici o privati abbiamo parlato nel secondo incontro di Spazio x Roma, a dicembre, dedicato appunto allo sport a Roma. Gli impianti appaiono particolarmente concentrati lungo due assi: il primo e principale è il fiume Tevere, dai confini comunali a nord passando per il Foro Italico e per l’Eur, fino al Litorale di Ostia; il secondo, più piccolo ma comunque importante, è l’Appia Antica e in generale il quadrante sud-est. Nel dettaglio dei quartieri, il massimo si raggiunge, come è normale attendersi, in molte zone non residenziali (Tor di Valle, Villa Ada, Foro Italico, Castel Porziano, Villa Borghese, ecc.), mentre il numero di impianti è in 19 zone: oltre al Celio in centro, in molte aree periferiche esterne al GRA.

Le strutture sanitarie pubbliche o private (ospedali, ambulatori e case di cura) sono invece concentrate dentro il GRA, soprattutto nel I e II Municipio e all’Eur, nonché (grazie alle cliniche private) lungo l’asse dell’Appia Antica. Sono meno presenti nelle zone più periferiche, salvo alcune eccezioni a nord, a est e sul Litorale: il numero di strutture è zero in 42 zone periferiche esterne al GRA, ma anche in quartieri più centrali come Testaccio, San Lorenzo, Villaggio Olimpico e Tufello.

Anche per i presìdi della sicurezza si osserva una certa concentrazione dentro il GRA, e in particolare nel I e II Municipio, ma con un quadro maggiormente frastagliato, dovuto al numero limitato di sedi delle forze dell’ordine in città, che non riescono a coprire in maniera adeguata tutto il territorio comunale. Tuttavia, se le zone scoperte dentro al GRA sono abbastanza vicine ai presìdi esistenti, molte delle zone periferiche appaiono parecchio distanti: ben 73 zone non hanno alcun presidio, compresi quartieri popolosi come Eroi, Trullo, Casilino, Ostiense, Pietralata, Conca d’Oro, Testaccio, Tufello e Torrespaccata.

Al contrario, la diffusione dei centri anziani appare più equamente distribuita sul territorio, con una buona copertura anche in periferia e fuori dal GRA, e una minore presenza a Roma nord e a sud verso i confini comunali. Sono però 56 le zone senza centri anziani, tra cui nel I e II Municipio Celio, Aventino, Trionfale, Parioli, Salario e Flaminio, e in periferia, tra gli altri, Fidene (III Municipio), Sant’Alessandro (IV), Tor Fiscale (VII), Decima (IX), Santa Maria di Galeria (XIV) e Prima Porta (XV).

 

Continua a leggere su http://mapparoma.blogspot.com/2017/02/mapparoma16-sport-salute-sicurezza-e.html.

Dal Pigneto “Lab-box” raccoglie quasi un milione in crowdfunding

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Ars-Imago è una startup di ragazzi dediti da anni alla fotografia analogica. Lavorano nello spazio di coworking “Famo cose” al Pigneto e unendo passione per la fotografia analogica, gusto vintage e ricerca tra vecchie idee hanno creato ““Lab-Box”: la prima tank multiformato che permette di caricare e sviluppare una pellicola alla luce.”

Non una rivoluzione, ma un perfezionameto di un’idea già vista, ma che grazie alle nuove tecnologie e alla stampa 3-D è stata perfezionata e ora ambisce a una distribuzione internazionale.
Infatti, dopo aver lanciato su Kickstarter il crowfunding, i ragazzi raggiungono in poche ore il doppio della cifra desiderata, in pochi giorni quasi mezzo milione di euro e, visto che manca ancora un po’ alla fine della raccolta, probabilmente sfonderanno quota un milione.

Qui la loro sotria, dal Pigneto agli ordini da Brasile e Filippine.

LAB-BOX, HOW IT WORKS from ars-imago on Vimeo.

L’orto didattico nelle scuole romane: la sfida di Giulio contro il linfoma di Hodgkin

In questo articolo su B-Hop Giulio un ragazzo di ventotto anni racconta la sua storia. Ex pallanuotista e studente universitario, a dicembre 2012 è stato colpito da un tumore al linfonodo sottomandibolare.  Giulio ha trasformato questa sua brutta esperienza in un bel  progetto nelle scuole: “gli orti didattici” che promuove la riqualificazione delle aeree verdi negli istituti e educa i ragazzi al contatto con la natura.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La MappaRoma della settimana: occupati, disoccupati e non forze lavoro nei quartieri

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Utilizziamo i dati di Mapparoma per mostrare le differenze territoriali dell’economia romana, tema dell’incontro del 21 febbraio di Spazio x Roma, come abbiamo già fatto per alcuni servizi pubblici e privati.

di Federico Tomassi

Sono due le variabili macroeconomiche centrali per la comprensione delle dinamiche economiche in ambiente urbano: tasso di occupazione e tasso di disoccupazione. Variabili importanti perché essere occupati non significa solo avere la possibilità di produrre reddito ma anche e soprattutto far parte di una comunità, realizzare se stessi, sentirsi inclusi: per questi motivi le geografie della disoccupazione sono sintomatiche di disagio territoriale. Sebbene i dati disponibili non siano recenti, in quanto tratti dal censimento Istat 2011, rappresentano l’unica possibilità di indagare questi fenomeni a livello di quartiere.

Esiste una forte frattura tra centro e periferie, sebbene frastagliata e con alcuni casi particolari. I tassi di disoccupazione (mappa a destra) a Tor Cervara (17%), Tufello, Santa Palomba e Tor Fiscale (14%), San Basilio, Torre Angela e Ottavia (13%) sono tre volte quelli dei quartieri più ricchi come Parioli (4,9%), Pineto (5%), Tor di Quinto (5,3%), Navigatori e Salario (5,5%), Prati ed EUR (6%), ma anche di una zona composita come Magliana (5,6%). La mappa evidenzia in particolar modo l’insistenza del fenomeno nel quadrante est della città (Municipi IV, V e VI), un’area territoriale ben conosciuta per le sue problematiche socioeconomiche. Il GRA una volta ancora segna la città come una vera e propria barriera fisica e sociale. Il dato di Acilia e Ostia Nord sembra poi spiegare ancora meglio di tante altre analisi i problemi del litorale romano.

La mappa del tasso di occupazione (a sinistra) arricchisce il quadro. I numeri sono ancora più pesanti: tra Santa Palomba (53,8%) e Magliana (76,6%) la differenza è di oltre 20 punti percentuali. Ma in questo caso emergono, tra i quartieri con maggiore partecipazione alla forza lavoro, prima ancora delle zone tradizionalmente benestanti di Roma nord, i quartieri di nuovo insediamento a cavallo del GRA dove sono andate ad abitare famiglie giovani in cui entrambi i componenti lavorano, in maniera più o meno stabile o precaria: oltre alla già menzionata Magliana, Malafede (73,9%), Acqua Vergine (73,1%) e Lucrezia Romana (71,6%).

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Se invece ci focalizziamo sulle cosiddette “non forze di lavoro“, ossia pensionati, casalinghe e studenti, la loro quota (mappa in alto a sinistra) si presenta concentrata nei quartieri densi del centro e della periferia storica, oltre ad Ostia, con alcune eccezioni in zone poco popolate a nord del GRA, e risente molto del peso dei pensionati (mappa in alto a destra), che è la categoria numericamente più influente.

In particolare, i pensionati ricalcano ovviamente la distribuzione dei residenti con più di 65 anni, concentrandosi prevalentemente nella periferia storica, mentre le casalinghe (mappa in basso a sinistra) hanno indici di concentrazione elevati nella periferia più lontana, in maniera del tutto analoga alla presenza significativa dei nuclei familiari sopra i quattro componenti, ma simile anche alla distribuzione del tasso di disoccupazione, poiché in una certa misura la scelta di rimanere a casa può nascondere una quota di lavoratrici “scoraggiate” che hanno rinunciato a cercare lavoro.

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Continua a leggere su MappaRoma per l’occupazione e qui per i pensionati

COSA MUOVE L’ECONOMIA NELLA CAPITALE?

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Mentre attorno sembra non succeda nulla per far ripartire Roma, la città invece si muove eccome. Cambiano gli scenari e cresce soprattutto chi si evolve e chi trova nuove opportunità.

Questa volta a Spazio per Roma abbiamo invitato alcuni esempi significativi per conoscere e mettere insieme esperienze di imprese che nascono nella nostra città e che possono raccontarci lo stato di salute e le potenzialità dell’economia a Roma.

Inizieremo con LVenture che si occupa di investimenti in startup digitali, ha iniziato ad operare 4-5 anni fa e ha circa 40 partecipate; eFM leader nell’offerta di soluzioni integrate per la gestione immobiliare e Soundreef Ltd, che offre servizi alternativi a quelli delle tradizionali società di gestione collettiva dei diritti d’autore.

Non solo settori nuovi dell’economia, ci saranno anche realtà che apportano innovazione e un nuovo modo di fare business in settori consolidati. Federalberghi Roma e Lazio ci darà uno sguardo su uno dei comparti strategici della Capitale;  Pastella, ci racconterà come la loro idea a metà tra la cucina gourmet e lo street food sia partita da Montesacro e poi arrivata al Mercato Centrale di Termini; Airbnb – una multinazionale che lavora anche a Roma – ci parlerà ancora di una nuova forma di ospitalità e dell’impatto su Roma.

Domani, 21 febbraio alle 19 in Via dei Cerchi 75 [anche in questo appuntamento si potrà gustare l’aperitivo di Spazio Palatino, 15 euro che permettono anche di sostenere le nostre iniziative]

Vi aspettiamo

Spazio per Roma

Le periferie italiane come motore di una nuova rinascita

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In italia, le nostre periferie, al netto delle difficoltà, stanno diventando nuovi spazi di sperimentazione e, perchè no, rinascita. E proprio queste caratteristiche possono divenire il migliore argine per la nascita e crescita di fenomeni terroristici. Su Vita.it una interessante riflessione sulla diversità e sul diverso ruolo delle periferie in Europa.

Qui il diaologo di Stefano Arduini con Mario Abis consulente del Piano città presso la Presidenza del Consiglio.

 

 

L’immagine in anteprima è presa qui

Che succede alla Casa delle Letterature di Roma?

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La Casa delle Letterature è davvero a “rischio decapitazione” (come già accaduto ad altre istituzioni culturali capitoline) come da giorni si legge da molte parti o no?

Sì?

Sì, è a rischio decapitazione, si direbbe a una prima e superficiale verifica: a rischio trasferimento è la sua storica Direttrice, Maria Ida Gaeta che in questi ultimi venti anni l’ha creata, diretta, portata al successo e, soprattutto, mantenuta vitale con i servizi offerti a chi da studente, studioso o semplice appassionato di letteratura cerca un luogo in cui consultare, approfondire e incontrare gli autori. Non si sa bene perché, se accadrà davvero e come e quando, nessuno conferma o smentisce. Quindi, a occhio e croce, è probabile sia vero.

Luca Bergamo, Vicesindaco con delega alla Cultura della Giunta Raggi si limita ad annunciare il “reintegro ufficiale” della Casa delle Letterature nel sistema delle Biblioteche Romane. Bello, bellissimo: perché, dove stava prima, con le farmacie comunali? E che significa esattamente? Articola meglio la sua posizione l’Assessore spiegando che la Casa “diventa oggi un polo di ricerca, sperimentazione e verifica per progetti di promozione della lettura”. Ma perché ci chiediamo ancora, in tutti questi anni cosa ha fatto se non esattamente questo? Luca Bergamo non è un pentastellino qualunque caduto sulla Terra ieri sera, conosce benissimo la realtà culturale romana per capire che la domanda non è retorica. Ci piacerebbe sentire sue parole, chiare e definitive però, sul tema.

No?

No, non è a rischio decapitazione, si direbbe a una prima e altrettanto superficiale verifica: le iniziative di presentazione di libri e autori sono normalmente in corso nella sede di Piazza dell’Orologio (l’ultima presentazione, quella di Gabriel Faye qualche giorno fa), il sito non è più on line da qualche giorno (ma questo è normale in ogni amministrazione comunale che si rispetti), la Casa è aperta tutti i giorni, come sempre non si sa ancora nulla della prossima edizione della rassegna di autori a Massenzio. Ma anche questo è normale: siamo stati abituati, soprattutto negli ultimi anni, a dover attendere quasi fino all’ultimo istante per sapere se la manifestazione sarebbe stata riproposta ovvero se sarebbero arrivati in tempo sponsor, fondi e autorizzazioni.

E quindi?

E, quindi, niente. Come spesso accade a Roma (non solo negli ultimi mesi, va detto, ma più o meno da sempre) non ci si capisce nulla e, quindi, in assenza di notizie certe, la discussione monta e si valuta il rischio.

Il rischio

Festival_delle_letterature_Roma_Basilica_MassenzioA Roma negli ultimi anni – da Alemanno in avanti e con responsabilità da ripartire in maniera differente tra le precedenti Giunte e quella attuale – i luoghi, gli spazi e le occasioni  sia pubblici sia privati per la cultura stanno diminuendo proprio mentre, paradossalmente e in linea con quanto accade in tutta Italia, continua a crescere la domanda di cultura. 

Il rischio di una “normalizzazione” anche della Casa delle Letterature – che, tradotto, significa spoil system, no budget, no sollecitazione all’afflusso di sponsor e trasformazione in una biblioteca comunale “normale” (Gesù, anche per le Biblioteche conta il principio “una vale una?) – è che potremmo presto scordarci o archiviare nella memoria dei ricordi delle belle cose che non tornano più quelle serate di maggio e giugno, in fila per una mezzoretta lungo la rampa di Massenzio o talvolta lungo la scalinata del Campidoglio per riuscire (qualche volta anche no in occasione dell’arrivo di qualche superstar della letteratura mondiale che registrava sold out memorabili) a sedersi GRATUITAMENTE (laddove il maiuscolo è una citazione stilistica, peraltro cara a chi amministra temporaneamente questa città, per ricordare una caratteristica peculiare non secondaria e l’aspetto popolare e democratico di questo tipo di iniziativa).

Nomi: Rushdie, Paul Auster, Camilleri, Yehoshua e tanti autori amati e letti da chiunque. E, accanto alle grandi star, anche altre centinaia di autori di tutti gli angoli del mondo che probabilmente non avremmo conosciuto e letto senza il Festival delle Letterature. In una politica di vicinanza con tutte le case editrici, non solo le più note ma anche quelle che, spesso a fatica stampano titoli e autori meno noti con l’ambizione di ampliare l’offerta e per le quali, un traino di visibilità come una serata a Massenzio può davvero fare la differenza tra sopravvivere, vivere o morire.

Serate nel corso delle quali da oltre quindici anni decine di migliaia di romani (non tutti i romani, quindi, ma sicuramente moltissimi romani) hanno testimoniato e messo in scena la voglia collettiva di questa città di incontrarsi e auto-rappresentarsi anche come una comunità di lettori appassionati, esigenti, curiosi (e non solo di pendolari, utenti di pubblici servizi, consumatori, lavoratori, tifosi). Non è cosa da poco: in Italia si legge sempre meno e ce ne rendiamo conto tutte le volte che ci accorgiamo e ci lamentiamo di come si stia trasformando, in peggio ovviamente, la scrittura che, poi, altro non è che la forma attraverso la quale si esprime la vitalità di una comunità: una comunità che legge poco si esprime con una lingua sempre più povera.

Ecco, se anche solo questo fosse il rischio, perdere Massenzio e la Casa delle Letterature così come li abbiamo conosciuti in questi anni, di certo non vale la pena di correrlo. Le politiche culturali pubbliche all’interno di una città hanno un valore se non sono una vetrina di autocelebrazione di una élite che dialoga solo con se stessa ma il modo per offrire ai cittadini e ai tanti visitatori che arrivano tutti i giorni da ogni parte del mondo  stimoli, occasioni di confronto, esperienze collettive di crescita. A tutti e con le medesime opportunità.

Storie di Economia in città – 21 febbraio

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Il 21 febbraio torna un nuovo appuntamento con Spazio x Roma, sempre alle 19 al “Salotto Palatino” in Via dei Cerchi 75 .

Questa volta parleremo di Economia. O meglio, andremo a capire quali idee, quali iniziative, quali strumenti nascono nella nostra città? Quali sono gli ambiti che faranno girare l’economia della Capitale oggi e domani?

Stavolta chiediamo anche a voi che avete partecipato e che siete intervenuti durante gli altri appuntamenti di indicarci storie da raccontare su chi fa economia a Roma. Anche piccole realtà con potenziale di crescita. Insomma, le cose che vi piacerebbe ascoltare e far conoscere.

Partendo da esperienze concrete, vogliamo capire qual è lo stato di salute dell’economia a Roma e soprattutto quali possono essere i margini e i settori di crescita.

Scriveteci a spazio@spazioxroma.it indicandoci chi secondo voi potrebbe intervenire, magari con i contatti e un referente.

Allora, ci vediamo il 21 febbraio, dalle 19 alle 22, al “Salotto Palatino”, Via dei Cerchi 75  – stessa formula con aperitivo (che grazie alla collaborazione con Spazio Palatino serve anche a sostenere le nostre iniziative) e spazio per le realtà che verranno presentate.

Berdini e Muraro contro “la banda dei Ciqnuestelle”

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Dovevano essere i fiori all’occhiello della Giunta pentastellata di Roma, dovevano essere i perni della rigorosissima rivoluzione Grillina.  Paola Muraro, ex Assessore all’Ambiente, e Paolo Berdini, quasi ex Assessore all’utrbanistica, disconoscono il Movimento e denunciano la “guerra tra bande” e la “corte dei miracoli” che terrebbe in balia il Campidoglio e tutta la città.

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In un’intervista al Messaggero, l’ex Assessore Muraro denuncia come ini Campidoglio non siano la sindaca o la sua maggioranza a prendere le decisioni. Lei, si dice amareggiata e non rivoterebbe il Movimento Cinquestelle perchè non è più coerente con i suoi programmi. Ora gli obiettivi sembrano altri.

Il quasi ex Assessore all’Urbanistica e Lavori Pubblici, Paolo Berdini, in un audio dopo aver

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sottolineato l’impreparazione strutturale della sindaca Raggi, parla della “corte dei miracoli” di cui si è circondata: «Se lei si fidasse delle persone giuste… Ma lei si è messa in mezzo a una corte dei miracoli. Anche in quel caso, io glie l’ho detto: “sei sindaco, quindi mettiti intorno il meglio del meglio di Roma”. E invece s’è messa vicino una banda».