Dimmi quello che già penso e ti dirò chi sono.

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Continuiamo la nostra ricerca sulle bufale pubblicando l’articolo di Walter Quattrociocchi, Coordinatore del CSS Lab presso l’IMT – School for Advanced Studies di Lucca che a sua volta parte da uno studio recentemente pubblicato dalla National Academy of Sciences of the United States of America.

Il nostro interesse si sta infatti lentamente spostando dalle ragioni per le quali molti leader politici populisti costruiscano le loro fortune creando, diffondendo o cavalcando le bufale alle ragioni, molto più profonde ed interessanti, in base alle quali le bufale (o fake news) si propagano con così tanta facilità e rapidità anche grazie ai social network.

Dalla lettura di questo articolo apprendiamo, quindi, dell’esistenza del cosiddetto effetto echo chamber (fenomeno di amplificazione di un’idea grazie alla sua diffusione in un sistema chiuso, ndr) sotto la spinta del confirmation bias(tendenza a discutere all’interno di sistemi chiusi di informazioni che già si conoscono, ndr) – che abbiamo analizzato in un nostro post precedente.

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L’immagine è presa da https://quelchenonsapevi.it

Scopriamo dunque che leggiamo le notizie esattamente come lavoreremmo ad un puzzle, alla ricerca cioé di quelle i cui tratti, più di qualsiasi altra, combaciano con il disegno che già stiamo tracciando. Le tessere che si conformano a questo disegno le scegliamo, le altre le scartiamo.

Se poi inseriamo questo meccanismo personale induttivo di asseverazione di una qualsiasi notizia non altrimenti verificata verso ciò che già crediamo o ci piace credere nella spirale vorticosa dei meccanismo virale dei social network e lo associamo alla millenaria esistenza di preconcetti e pregiudizi ecco spiegato come sia così facile che una bufala potenziale si trasformi molto rapidamente in una bufala reale. Come la calunnia da venticello si possa trasformare, sui social network, in un vero e proprio tornado, in grado di sradicare la verità, il buon senso, l’intelligenza e la supposta razionalità delle persone.

La buona notizia è che, per contrastare questo fenomeno, non esiste un antidoto ancora sconosciuto da scoprire o un apparecchio miracoloso ancora da inventare. Basterebbe talvolta ricordarsi che abbiamo un cervello. E poi farlo funzionare.

Buona lettura!

L’immagine in evidenza è presa da qui

 

Alla scoperta dell’origine delle bufale

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“Perché le bufale – o fake news – incontrano oggi, anche grazie alla moltiplicazione della loro eco sui social network, uno straordinario seguito?  

di Lucia Urciuoli

Perchè un numero crescente di persone – nessuno di noi è del tutto immune da questo virus – cerca continuamente ed esclusivamente prove che confermino le loro convinzioni e trascura quelle contrarie ad esse anche a costo di esporsi al rischio di contribuire alla diffusione di errori, calunnie, manipolazione delle opinioni, pregiudizi antiscientifici, conformismo?

Che ruolo giocano i social network nel moltiplicare gli effetti di una notizia falsa anche piccola ma che, dopo essere entrata nel vortice del reposting puo’ trasformarsi molto rapidamente e pericolosamente in una balla spaziale?

E qual è, infine, il vaccino a cui ricorrere per fermare l’epidemia?

Forse, oltre che farsi venire il sangue agli occhi davanti ai produttori seriali di bufale, vale la pena perdere qualche minuto a leggere la molta letteratura anche scientifica che affronta una delle cause principali del fenomeno, il cosiddetto “autoinganno cognitivo”, la naturale tendenza alla ricerca o all’interpretazione, cioé, di prove in modo che siano favorevoli a credenze, aspettative, pregiudizi o ipotesi del soggetto interpretante.

Cominciamo questa nostra ricerca alla scoperta della “madre di tutte le bufale ” ripubblicando un interessante articolo apparso recentemente sulla rivista New Yorker .

 

Immagine in evidenza “The vaunted human capacity for reason may have more to do with winning arguments than with thinking straight.Illustration by Gérard DuBois”

Stadio: ma Raggi e Totti parlano della stessa cosa?

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Sullo stadio della Roma, scambio di tweet tra il capitano giallorosso e la sindaca cinquestelle. Ma siamo sicuri che parlino della stessa cosa? Il primo chiede una struttura all’avanguardia. L’altra risponde con il solito ritornello delle regole che però fa pensare all’idea di Stadio che ha Berdini: solo un terzo delle cubature previste dall’attuale progetto, nessuna zona commerciale o uffici, nessuna opera pubblica.

Insomma il Capitano della Roma parla di un nuovo Colosseo, la sindaca di Roma parla di una cattedrale nel deserto. Come finirà?

 

Berdini nega, ma l’audio lo smentisce

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“Sullo stadio l’hanno presa sui denti” è la frase che Berdini ha pronunciato e poi tentato di nascondere. Durante un intervento in un convegno pubblico nel Municipio VIII (si presentava un Progetto di legge M5S per il recupero degli immobili abbandonati) la frase non è proprio consona a un rappresentante delle istituzioni.
In un Progetto come quello dello Stadio della Roma ci si aspetterebbe dall’Assessore all’urbanistica della Capitale, un atteggiamento super partes e interessato solo alla difesa degli interessi dei cittadini romani. Berdini invece prende calorosamente posizione e quasi si beffa di chi ha presentato un progetto. Si tratta dello Stadio della Roma, ci si aspetta anche del tifo di tipo calcistico. Ma, rimanendo in metafora, non dall’arbitro.

Qui l’audio del Messaggero che riporta la frase di Berdini, pubblicato a seguito del suo tentativo di smentita.

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