Cosa muove l’economia nella Capitale? Qualcosa abbiamo capito

Spazio_Roma_21_febbraio_Economia

Da questa domanda siamo partiti lo scorso 21 febbraio nel corso dell’appuntamento mensile di Spazio X Roma che, come quelli che lo hanno preceduto nei mesi scorsi (sullo sport, sull’innovazione sociale, sui beni comuni e il nuovo civismo), hanno lo scopo di parlare di quel molto di buono che ogni giorno accade a Roma facendolo raccontare direttamente dalla voce di chi ne è protagonista.

Questa volta abbiamo ospitato imprese che sono nate negli ultimi anni e che, attraverso la loro storia, ci hanno permesso di parlare dello stato di salute e delle potenzialità dell’economia a Roma. Con tante sorprese, molte luci e alcune ombre.

Durante la serata in tanti, infatti, hanno potuto scoprire che ha sede a Roma (e non a Cupertino!) Soundreef, la piattaforma che offre servizi di gestione collettiva dei diritti d’autore. alternativi a quelli dalla SIAE, scalfendone di fatto il pluridecennale monopolio.

Il suo fondatore, Davide D’Atri, ci ha raccontato di come un’azienda del genere possa (anzi, voglia) oggi crescere con il supporto di venture capitalist sempre romani e decidere di espandersi nella Capitale e non a Londra. Ci ha raccontato del clima favorevole con il  quale sono stati accolti dagli artisti, dagli operatori e dagli utenti e del conseguente impressionante successo avuto in poco tempo. Ma, allo stesso modo, non ha voluto nascondere che da un Paese come l’Italia,- rimasto l’ultimo nell’Unione a non aver attuato la Direttiva che obbliga all’apertura definitiva di questo settore e mercato –  si possa altrettanto facilmente desiderare di andare via ,portando altrove quella (poca ma buona) occupazione, quei (tanti) capitali che questo tipo di servizi attrae e moltiplica e quella (tanta) crescita che portano aziende come queste che operano nel campo della cosiddetta “disintermediazione”.

Daniele Di Fausto, AD di eFM, azienda romana leader (250 dipendenti a Roma, etá media intorno ai 35 anni) nell’offerta di soluzioni integrate per la gestione immobiliare ha invece raccontato la storia di chi in un settore economico che a Roma per molti versi è ancora “incrostato” da dinamiche opache ha invece operato una vera e propria “rottamazione” investendo ed alleandosi con clienti che, insieme a loro, avessero voglia di aprire porte e finestre in un settore tradizionalmente appesantito da logiche clientelari e certo non competitive. 

Dimostrando che l’innovazione, di prodotto, di processo ma anche di mentalitá  può arrivare in qualsiasi settore ed anche tra i “palazzinari” romani. E ci ha parlato di una nuova loro idea, My Spot, trasformare un circuito di luoghi privati e pubblici esercizi poco utilizzati ma in grado di fornire uno standard omogeneo di servizi, in unico grande spazio di lavoro, un unico e grande “ufficio” diffuso in tutta la cittá, che è allo stesso tempo business, innovazione sociale e trasformazione dell’uso della cittá .

E chi glieli da i soldi a questi imprenditori di belle speranze vi starete chiedendo?

Le banche italiane? No, purtroppo non sempre. La City? No, questa volta per fortuna non è nemmeno necessario arrivare fino a laggiù.

LVenture, infatti, ha sede dalle parti della Stazione Termini, non ci devi arrivare con l’aereo ma anche solo con la Metro e si occupa di investimenti in startup digitali. Nata anche’essa a partire dalla bella esperienza del Luiss Enlabs, incubatore di start up, prototipi cioé di aziende innovative che provano a diventare grandi, ha iniziato ad operare nel settore del venture capital (raccogliere soldi dagli investitori istituzionali per puntare sulla crescita di alcune startup ad alto potenziale) 4-5 anni fa e oggi ha circa 45 aziende, molte delle quali romane, come ci racconta Domenico Nesci. Aziende che sono tutte in settori diversi (non solo Sound Reef ma anche ad esempio Filo, la app che consente l’utilizzo degli smartphone “per non perdersi gli oggetti” o Qurami, la app “saltacode” negli sportelli pubblici e privati) ma sono accomunate dal fatto di aver sviluppato un prodotto o un servizio in grado di rispondere ad un bisogno tradizionale o di nuovo conio ma sempre in maniera innovativa utilizzando la tecnologia.

Questa è una ulteriore chiave di lettura che ci ha offerto questa prima sessione incentrata su economia e innovazione: puntare su questo tipo di nuove aziende significa, infatti, non solo creare occupazione (non tantissima, in veritá, ma occupazione di qualità), attrarre capitali anche stranieri in una cittá nella quale le aziende straniere hanno smesso di credere da tempo e ricollocare Roma all’interno della mappa delle cittá del mondo che investono sulla loro “classe creativa”, ma ha anche una ulteriore ricaduta importantissima per il futuro di Roma perché significa ribadire che è fondamentale continuare a investire  sulla centralitá del nostro sistema dell’istruzione e della Ricerca, sulle nostre scuole, sulle nostre Universitá pubbliche e private e su tutto il tessuto della ricerca di base ed applicata. Ai “cervelli in fuga”, infatti, non serve tanta retorica, basta offrire occasioni concrete per decidere di rimanere.
Nella seconda parte dell’incontro abbiamo parlato degli asset più tradizionali dell’economia di Roma, il turismo, l’accoglienza, quelli che ruotano attorno alla “Grande Bellezza”. Roma, infatti, resta una delle mete del turismo mondiale e, che ci piaccia o no, in ragione dei tassi di crescita costanti del numero di viaggiatori che ogni anno si muovono nel mondo, vedrá aumentare costantemente il numero di arrivi.

Tommaso Tanzilli, di Federalberghi Roma e Lazio ci ha aiutato a dare uno sguardo su uno dei comparti strategici della Capitale, l’ospitalità negli alberghi oggi messa a dura prova dalla concorrenza rappresentata dall’offerta di ospitalità nelle case private attraverso l’uso di piattaforme mondiali dedicate sempre più sofisticate e sempre più friendly nell’uso da parte degli utenti. Alessandro Tommasi di Airbnb, il diretto e più forte competitor degli alberghi tradizionali ci ha portato il punto di vista opposto di una multinazionale in crescita che ha consentito a tutti ma proprio a tutti, soprattutto ai tanti proprietari di prime o secondo case romane spesso sfitte o sottoutilizzate (e quindi al di fuori del circuito economico in grado di creare ricchezza) di entrare nel business dell’accoglienza. Di come questo modello abbia impattato su Roma e sulla vita quotidiana di tanti nuovi host, con la testimonianza di chi da qualche anno accoglie presso il suo appartamento turisti che desiderosi di vivere un’esperienza di soggiorno più informale si rivolgono alla piattaforma statunitense per cercare un’accomodation, portandoci a riflettere sul come ognuno di questi host, ciascuno nel proprio piccolo, sia oramai divenuto promotore e ambasciatore delle migliori realtà commerciali e culturali della nostra città, partendo dal caffè dove fare colazione sotto casa per arrivare al piccolo museo di quartiere normalmente poco frequentato. Per non dire di un nuovo tipo di lavoro e figura che si è venuta a creare, il gestore di case vacanze che, in luogo del proprietario e sommando un portafoglio di offerta e gestione di più case, cura per conto dei proprietari e in cambio di una fee tutti i servizi di accoglienza.

Infine Martino Bellincampi ci ha parlato di Pastella, il locale in cui ha coniugato la cucina gourmet con lo street food ed una particolare cura nell’avvincente comunicazione di entrambi partito da Montesacro nel 2014 e da poco arrivato al Mercato Centrale di Termini ma con la voglia e la determinazione di aprire nuovi punti vendita in Europa nel prossimo biennio.

A Martino e a tutti gli altri ospiti della serata va il nostro più grande in bocca al lupo perché possano continuare a fare crescere le loro imprese, i loro sogni ed i loro progetti, contribuendo a rivitalizzare il tessuto economico della nostra città e a renderla un luogo in cui sempre più persone possano desiderare di venire (o di rimanere) anche per fare impresa.