La Memoria (non) è una cosa seria

Chissà ca chi è venuta l’idea? E quanto si sarà sentito brillante nel proporre una novità, qualcosa a cui nessuno aveva pensato. Un gesto concreto in una giornata in cui le dichiarazioni, i giornali, il web, sarebbero stati invasi di messaggi più o meno retorici. Insomma, dovrà essere sembrata una vera trovata quella di proporre, per la Giornata della Memoria, l’abbonamento gratuito ai mezzi pubblici romani per i reduci della Shoah residenti nella nostra città.

Certo, idea brillante, se non fosse totalmente effimera.

I reduci dei campi di concentramento tornati a Roma, a Gennaio 2017, sono appena una decina, tutti ultra ottantenni. Questo basterebbe per far capire la “fregatura” che si sta propinando ai romani. Inoltre, come ricordano in molti in Rete, i reduci della Shoah sono considerati come invalidi di guerra, pertanto già esenti dal pagamento dei mezzi pubblici.

Il primo istinto è di gridare alla bufala, di ingaggiare la solita guerra corpo a corpo con il populismo. Guerra sfiancante, ma che non deve vedere mai cedimenti. Eppure… Eppure stavolta c’è di più. Si sente un fastidio maggiore. L’immensa tragedia dell’Olocausto, della furia nazista, della seconda guerra mondiale, ci suscita un rispetto profondo.
Vedere la sua memoria, che serve ogni giorno per costruire la libertà di oggi, quasi sbeffeggiata a favore di un titolo di giornale o di una trovata propagandistica riguarda l’aspetto più intimo di ciascuno di noi. Riguarda la responsabilità che ognuno di noi, istituzioni in testa, dovrebbe sentire nel trattare questa memoria come una cosa seria, come un mezzo importante per trasmettere l’idea di un futuro che costruisca, sempre, gli anticorpi da certe barbarie.

La Memoria è una cosa seria.